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Ambiente

04/07/2017

Emilia-Romagna: emergenza siccità


Articolo di: Redazione       Foto di: Redazione



La grave siccità che ha costretto la Regione Emilia-Romagna a dichiarare lo stato di calamità preoccupa anche i territori del modenese, ferrarese, bolognese e mantovano in gestione al Consorzio della Bonifica Burana ma l’Ente è pronto ad affrontare le criticità.



Come ormai noto a tutti la siccità che sta colpendo in queste settimane le regioni del bacino del fiume Po stanno causando gravissimi problemi agli agricoltori.


La situazione nel comprensorio del Consorzio della Bonifica Burana – afferma il Direttore Generale dell'Ente Ing. Cinalberto Bertozzi – è per molti aspetti simile a quella già vissuta nel 2003; in quella occasione la lungimiranza progettuale dei tecnici consortili, pur tra mille difficoltà permise di portare a termine la campagna irrigua, grazie agli impianti sussidiari del polo Pilastresi di Bondeno (FE) e l'allungamento delle canne di aspirazione dell'impianto Sabbioncello di Quingentole (MN). Sempre dal fiume Po, attraverso le infrastrutture del Canale Emiliano Romagnolo, viene prelevata la risorsa idrica per irrigare la zona bolognese del comprensorio e grazie ai sostegni ed alle paratoie si riesce a garantire l’irrigazione. 


La preoccupazione maggiore ora è la possibilità di avere acqua disponibile in Po – afferma Francesco Vincenzi Presidente del Consorzio di Burana – per questo sono mesi che chiediamo una gestione unitaria della risorsa idrica affinché dopo l'uso umano l'acqua sia prioritariamente utilizzata per l'agricoltura che, ci tengo a precisare, trasforma l'acqua in prodotti di pregio che il mondo ci invidia. Si sta poi da anni lavorando per creare le infrastrutture che permettano di conservare l’acqua dell’inverno per i periodi estivi ed il Consorzio ha da tempo pronti progetti che sono stati presentarti alle competenti autorità.


Le attuali quote del fiume Po sono di m. 8,40 a Quingentole e m. 3,51 a Bondeno mentre lo stesso giorno del 2003 erano rispettivamente m. 8,24 e m. 3,14.


Il Direttore Generale ricorda che vi sono altre derivazioni dai fiumi Panaro e Secchia ed anche per queste la situazione desta molta preoccupazione.

 

 

 

giugno 2018


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