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Cultura e Spettacolo

19/09/2014

Oliviero Toscani e la fotografia a Sassuolo

Festival della filosofia sulla gloria che chiude con il fotografo lombardo


Articolo e foto di: Matteo Franzoni



Oliviero Toscani, fotografo e Francesco Merlo, giornalista di Repubblica, chiamati sul palco di Piazza Garibaldi a Sassuolo per chiudere la tre giorni di conferenze, seminari, lezioni magistrali e concerti del Festival della filosofia, ormai giunto alla quattordicesima edizione, che quest’anno ha visto protagonista il tema della gloria.


Oliviero Toscani


Prima di intrattenere il pubblico di Sassuolo, il fotografo lombardo si è fermato per due chiacchiere con i giornalisti. Personaggio affabile e sui generis, ha mostrato subito un carisma e una dialettica non comuni. Ha candidamente affermato di essersi preoccupato all’idea di presenziare ad un festival della filosofia in quanto scarsamente preparato sulla materia, poi si è lasciato andare ad un lungo discorso sulla gloria, asserendo che per avere gloria serve un pubblico, un riconoscimento e consenso, ma che la celebrità può essere tremenda perché in passato ci sono stati tanti personaggi noti negativi. L’immagine oggi è tutto per la nostra società, il 90% di ciò che conosciamo lo conosciamo attraverso le immagini che sono più reali della realtà. La fotografia per Oliviero Toscani è documentare ciò che ci circonda e non esiste una fotografia scioccante. Scioccante o negativo è ciò che attornia, non lo scatto. Non si definisce un feticista, ciò che fotografa lo condivide con il suo pubblico, non scatta per sé stesso e provocatoriamente afferma che la foto a cui è più legato è la sua fototessera. Tornando alla gloria elenca altri aspetti negativi che essa può portare in quanto molte persone famose non sono più libere di girare per strada indisturbate e questo aspetto è un handicap che può portare anche alla depressione. Per quanto riguarda i suoi progetti, parla felicemente di razza umana, lo studio socio-politico che porta avanti da anni fotogrando i visi di migliaia di persone che incontra per strada e nelle piazze, il cui intento è fotografare la morfologia degli uomini, che definisce tutti belli e unici, per vedere come sono fatti e capire le differenze.


Sul palco insieme a Francesco Merlo


Salgono sul palco Oliviero e Francesco e dopo una breve presentazione dei due da parte del direttore del Festival della filosofia Michelina Borsari, Toscani tiene subito a precisare ai presenti la scelta di conferire insieme al giornalista di Repubblica Francesco Merlo. Il fotografo infatti ribadisce al folto pubblico di essere poco preparato sulla filosofia e di aver scelto come spalla Merlo per poter dibattere e confrontarsi sul tema con qualcuno di intelligente (e qui scatta la risata del pubblico!).  La conversazione inizia naturale e provocatoria, Toscani infatti chiede al pubblico se sappia scrivere e tutti rispondono positivamente, domanda poi se tutti abbiano fatto foto e anche qui la risposta è positiva, mentre alla domanda “c’è un poeta o un autore tra di voi” nessuno alza la mano.


Toscani chiede se ciò significa che tutti sanno fotografare e scrivere..Per lui la fotografia è l’arte più facile al mondo, chi fotografa è testimone degli eventi che accadono e ha una grande responsabilità. Il fotografo non si inventa gli eventi ma ha a che fare costantemente con la realtà e non solo con il pensiero. Fotografare significa in greco scrivere con la luce. Si sceglie un dettaglio e si deve far sì che questo dettaglio spieghi una condizione che deve essere vista, non solo guardata. A questo punto si inserisce Merlo spostando il tema sugli scatti truccati. A suo parere ci sono più foto truccate che vere perché spesso la fotografia è al servizio del potere. Le foto truccate sono false, quindi la verità della fotografia è molto discutibile. Per Toscani se fosse esistito un fotografo ai tempi di Napoleone la storia sarebbe andata diversamente, per Merlo invece se Gesù Cristo fosse stato fotografato avrebbe perso la popolarità che mantiene tuttora. Quindi ci si domanda, la fotografia è falsa? No, quante foto ci sono di Piazza Garibaldi? Infinite, ma nessuna è uguale ad un’altra, il che significa che ogni obiettivo vede la propria verità. E a dimostrazione e rafforzamento di questa tesi Toscani dibatte della sua foto rappresentante una famiglia omosessuale che culla un bimbo. Lo stesso scatto, usato da un partito italiano di destra, con una didascalia sotto, significa esattamente il contrario di quanto lo scatto ha significato in Francia, quando è stata esposta a favore delle adozioni omosessuali. Dove è la verità? Secondo Merlo è la didascalia ad avere valore per determinare il senso di un’immagine, mentre Toscani afferma che una foto può avere infinite interpretazioni ed è assolutamente poco obiettiva in quanto per un fotografo è impossibile rendere simpatico un personaggio che è antipatico, proprio per  questo motivo è necessario essere il più obiettivi possibile secondo il proprio punto di vista. Aprono poi una parentesi sulle foto d’arte ma Toscani liquida velocemente l’argomento asserendo che gli scatti d’arte non servono a nulla, se non ai musei e ai collezionisti privati. È il fotografo a rendere famoso l’oggetto/soggetto ritratto. La gente diventa celebre quando viene fotografata nella società attuale, senza foto non si hanno possibilità di fama e porta un esempio…chi è più famoso tra Socrate e George Clooney…scontata la risposta del pubblico che conferma questo nuovo sistema per arrivare alla celebrità. Toscani dice che davvero le foto rubano l’anima, nel suo studio “razza umana”, che al momento consta di un numero di scatti monumentale, tra i 50.000 e i 60.000 , la lente della macchina sta cambiando la morfologia umana. Tra l’essere e il sembrare lui preferisce fotografare l’essere, anche se lo ritiene molto più complicato. Attualmente va molto di moda fotografare gente famosa perché rende celebri, ma per Toscani questa non è la fotografia più interessante.  I due infilano un tema molto sensibile, la censura in fotografia. Per Toscani la fotografia non è né scioccante né violenta. Scioccanti e violenti sono gli eventi che ci circondano e la fotografia diventa la nostra coscienza. Merlo non è contro la censura ma preferisce che certe immagini non vengano diffuse e apprezza la filosofia di Repubblica di non pubblicare tutti gli scatti in loro possesso.


Toscani poi parla del grande maestro al quale è molto legato, il tedesco August Sander e dei suoi studi a Zurigo, dove ha avuto l’opportunità di imparare a leggere le immagini e non viverle passivamente, come la maggior parte delle persone che le subiscono per ignoranza.


La provocazione per Toscani


Il termine provocazione nel tempo ha assunto un connotato negativo ma per Toscani la provocazione è la ragione dell’arte, provocare interesse, amore, bellezza,  provocare nell’uomo l’opportunità di capire meglio le cose, provocare apertura mentale, rimettersi in discussione. Se non provochi interesse il tuo lavoro non serve a niente.


La conversazione tra i due prosegue fluente e piacevole, il pubblico è interessato e curioso, pone domande e provoca Toscani, scatenando ilarità alle sue risposte dirette e ficcanti. Solo l’intervento del direttore del festival Michelina Borsari frena il dialogo in quanto regola di ogni incontro e lezione magistrale è la durata di un’ora e mezza a intervento. Peccato perché la platea non era affatto stanca della implacabile dialettica di Oliviero e Francesco, che a loro volta si sono stupiti di come siano volati velocissimi i novanta minuti a ruota libera, senza alcuna prova preventiva. Che chiusura gloriosa per questo festival della filosofia la frase finale di Toscani…”il fotografo è colui che immagina..”

 

 

 

settembre 2017


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