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Finalità


Articolo di: Emilio Bonavita


 

Cari colleghi, cari lettori, cari amici,

l’idea di creare un giornale dove, in una sorta di moderna “Agorà”,  possa aver voce ogni mosaico che compone tutto il variegato mondo delle   specializzazioni giornalistiche, è maturata da tempo ma si è manifestata in particolare proprio attraverso la mia  attività di consigliere della Fondazione dell’Ordine dell’Emilia Romagna. Come sapete, la Fondazione è nata anche per dare ai colleghi  la possibilità di avere risposta alla proprie necessità di formazione, ed è proprio nel corso dell’ attività di progettazione e proposta dei corsi che sono venuto a contatto con numerosi colleghi che mi hanno espresso l’esigenza  di trovare momenti di incontro non solo formativi, ma anche di confronto e di discussione “alla pari” che potessero rappresentare forti elementi di arricchimento culturale e professionale attraverso uno scambio reciproco di conoscenze sui singoli e specifici settori di impegno. Problemi che spesso sono comuni a chi svolge una attività giornalistica. Spesso le situazioni in cui operiamo ci portano  a vivere il nostro lavoro in solitudine od a rimanere relegati entro i più o meno stretti confini  del solo settore in cui quotidianamente prestiamo la nostra attività. Porto l’esempio che più mi è vicino in quanto giornalista Agroalimentare:  noi giornalisti dell’Agroalimentare e Ambiente diamo ampio spazio alle attività di confronto e di incontro tra noi, mettendo in “rete” gli elementi salienti del  settore. Infatti l’ARGA si muove a livello interregionale e nazionale come UNAGA, ma difficilmente si occupa dei problemi inerenti ad attività giornalistiche affini quali ad esempio il Turismo. Per ovviare a questo problema, molti giornalisti dell’ARGA sono anche iscritti ad associazioni che raccolgono i colleghi che si occupano di turismo, tuttavia  non è ovviamente possibile replicare questo modello per tutte le altre categorie, che comprendono i giornalisti sportivi, per esempio, o i foto-operatori giornalisti piuttosto che i giornalisti della cultura, i giornalisti scientifici, i giornalisti degli uffici stampa e via dicendo. Colleghi che sovente affrontano situazioni e problemi simili, ma non hanno occasione di parlarne. Consideriamo per un attimo i problemi dei giornalisti “free lance”, che lavorano spesso in settori diversi,  dove vengono ugualmente sfruttati dagli editori. In proposito l’Ordine Nazionale ha proposto ”La carta di Firenze” e supportato una legge licenziata il 4 dicembre u.s. dal Parlamento sul “giusto compenso”, una sacrosanta normativa che esalta il ruolo e la dignità dell’attività giornalista. Gli editori che percepiscono le sovvenzioni statali  “Fondi per l’editoria” (fondi cui contribuiamo anche noi attraverso le tasse) dovranno pagare al giornalista il giusto compenso per il pezzo o le attività prestate alle varie testate: finalmente un atto di giustizia e di civiltà, che tuttavia, come spesso succede in Italia, si ferma “a metà del guado”, perché prevede il successivo insediamento di una commissione che dovrà definire l’ammontare del giusto compenso, commissione in cui  i giornalisti saranno minoritari. E sarebbe davvero lungo da citare l’elenco di altri problemi comuni simili a questo, come quello dei fotogiornalisti a cui non vengono pagate le foto, e via dicendo…

 

Ho parlato di questa mia idea con i colleghi di altre associazioni giornalistiche, gli sportivi, i fotografi, cui si sono man mano aggiunti i giornalisti della cultura, delle scienze e di altre categorie. L’amico Alberto Bortolotti, Consigliere nazionale dell’USSI, e tutto il consiglio direttivo del GERS, il Presidente dei giornalisti fotografi  Mario Rebeschini con il segretario Spinelli, sono stati entusiasti dell’idea e mi hanno espresso ampio consenso anche molti altri che solo per brevità non cito, ma che ritroverete inseriti nella nostra redazione.

Devo davvero ringraziare la sensibilità di molti colleghi se si è potuto concretizzare questo progetto, cui siete tutti invitati a partecipare, portando il vostro contributo, naturalmente in termini di volontariato, alla comune causa della conoscenza e dello sviluppo dell’attività giornalistica.

 

settembre 2018


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