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Cultura e Spettacolo

21/09/2016

VIII° Festival Francescano a Bologna. PER-FORZA o PER-DONO?

Bologna, Piazza Maggiore, sabato 24 settembre, due workshop di psicologia della persona a cura di Enzo Spaltro

Il titolo di questo ottavo festival francescano, con la chiara indicazione positiva del perdono come dono, permette di spaziare su territori e modi nuovi per utilizzare l’idea di perdono come orientamento nel momento attuale di passaggio da un’antica cultura delle guerre ad una nuova cultura delle connessioni.

Il Festival tenterà infatti di rendere attuale il significato specifico del perdono, affrontando questioni che riguardano tutti. Perdonare gli altri e sé stessi, “fare i conti” con la storia personale e del proprio popolo, dialogare con chi crede in un altro Dio o con chi non ci crede affatto. Tutti credono in qualcosa, ma a che cosa? Si cercherà di capire come costruire relazioni non dettate solo dalla conta dei pro e dei contro, ma di dare altri significati ai torti subiti ed arrecati, trovando un senso più grande e accogliente per un benesere crescente i tutti. Spazio dunque alla soggettività, alla delimitazione della vendetta, alla comprensione dei problemi più vasti come la giustizia, le carceri, la miseria, l’aggressività, la guerra e le relazioni tra le persone. Soggettività e spiritualità come temi base del perdonare, del benessere e del bellessere.

Nell’ambito di questo festival si svolgeranno due workshop di discussione libera alla quale sono state invitate diverse persone a partecipare al dibattito. Dato che il numero delle persone sarà limitato si prega di volersi iscrivere alla discussione. Si ricorda che il perdono, come superamento della vendetta e del vecchio principio “dell’occhio per occhio e dente per dente” non ammette aggettivazioni, come perdono libero od obbligato o misericordioso, religioso o giudiziario, eccetera. Il perdono è essenzialmente la riappropriazione del nostro futuro che la vendetta ha ipotecato. Questa riappropriazione avviene mediante un dono. Ed è essenzialmente un fatto estetico, quindi plurale e futuro: un’invenzione bella e plurale.

Il programma dei due workshop sarà il seguente


SABATO 24 SETTEMBRE 2016 ORE 10.00 –  12.00 PIAZZA GALVANI - BOLOGNA

Il perdono nell’era delle connessioni:

scuola, lavoro, giustizia, carceri, politica, conflitto, religione, genere.

Workshop psicologico

a cura di Enzo Spaltro, psicologo

Con partecipazioni spontanee o programmate e prenotazione anticipata o al momento


ORE 15.00  – 18.00 PIAZZA GALVANI - BOLOGNA

Il perdono dalla guerra alla pace. dai guerrieri ai connettori : persone/relazioni, idee/associazioni, cambiamenti/poteri, oggetti/dipendenze

a cura di Enzo Spaltro, psicologo

Con partecipazioni spontanee o programmate e prenotazione anticipata o al momento


QUESTO DOCUMENTO DI DISCUSSIONE SULLA PSICOLOGIA DEL PERDONARE SERVIRA’ DA BANDOLO DELLA MATASSA PER COMINCIARE A SROTOLARE LA GRANDE QUANTITA’ DI PROBLEMI CHE L’IDEA DI PERDONO PORTA CON SE’


Noi stiamo passando un tempo di transizione da un’era ad un’altra. Di questa transizione quasi non ce ne accorgiamo, ma il tempo corre veloce.

Stiamo passano dall’era dei guerrieri a quella dei connettori: dalla guerra alla pace.

Alcune idee base caratterizzano questo passaggio: penso sia utile prenderne coscienza.

E prevedere, cioè progettare, quello che succederà nel futuro non bellico, ma connettivo. Per progettare pure quello che ci toccherà fare per adattarci a questa nuova era. Per capire cosa sono le connessioni e come queste sostituiranno le guerre.

Stiamo infatti passando velocemente da un’era plurimillenaria denominabile dei guerrieri, ad un’era emergente da qualche decennio e denominabile dei connettori.

I protagonisti dell’era bellica passata sono stati infatti i guerrieri e gli eroi, cioè quelli che potevano fare cose che la maggioranza delle persone non potevano fare. E’ stato possibile avere solo benessere limitato per pochi (privilegio) ed oggettivo/ prevalentemente economico e presente con breve orizzonte temporale.

Invece i protagonisti della nuova era sono e saranno i connettori, le persone che si scambiano cioè quelli che possono fare quello che la maggioranza delle persone può fare. E’ possibile avere benessere soggettivo e diffuso /prevalentemente psichico e futuro, cioè bellessere, con lungo orizzonte temporale e per molti (diffuso).

L’era dei guerrieri è stata caratterizzata dalla guerra, dalla forza, dal malessere, dal dominio e dalla scarsità. Invece l’era dei connettori è e sarà sempre più caratterizzata dalla pace, dal dono, dal benessere e dall’abbondanza.

Le idee base di questa nuova era sono poche, ma chiare: pace, benessere, pluralismo, bellezza e gruppo. Un’idea base è anche quella di cui parliamo qui ora: il perdono: cioè la riappropriazione di orizzonti temporali nuovi a più lungo termine di quanto la logica bellica della vendetta non ha sinora permesso. Ciò permetterà la soluzione di molti problemi ancora non risolti. Per esempio l’attuazione dell’articolo 11 della costituzione italiana che inizia “ L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”

Vi sono molti punti di vista da cui si può partire per capire cosa sta succedendo. Il primo, il più semplice, sta nel titolo del festival francescano. Per- forza o per-dono? La forza è la guerra, il dono è la pace, usando una simbologia dello sviluppo psichico che vede come minimo il malessere e come massimo il benessere. La pace è una cosa e non una non-cosa, cioè una non guerra, come oggi è considerata. Forse in futuro sarà la guerra ad essere una non cosa, cioè una um-ding. La pace non è solo una mancanza, ma ha una sua identità ed autonomia. Così come la salute non è solo una mancanza di malattia e il benessere non è solo una mancanza di malessere, perché ha una sua specifica identità. Con dispositivi mentali ed artefatti sociali, ambedue soggettivi . ma che si sovrappongono ad altre pseudo-oggettività, spesso ad origine bellica.

Vi è quindi una varietà immensa di modi di associare l’idea di perdono ad altre idee base, costruendo associazioni- connessioni basilari per passare da un’era di guerrieri ad un’era di connettori. Queste connessioni tra idee costituiscono delle associazioni o dei modelli che possono essere considerati come modalità di sviluppo. Spesso consentono di analizzare l’idea di perdono da un particolare punto di vista.

Vi sono quindi molti modi di analizzare il perdono. Possiamo chiamare questi modi modelli di rappresentazione del perdono, cioè degli insiemi congruenti di ipotesi per misurare, rappresentare e cambiare i comportamenti umani. Possiamo proporre un modello del nemico, un modello dei livelli di funzionamento sociale, un modello delle diverse connessioni ed un modello di strategia del cambiamento. Sempre partendo dall’idea di per-dono, cioè come dono-regalo, che comincia dentro se stessi e poi si rivolge alle persone, alle idee, ai poteri e alle cose, sempre passando da una precedente logica bellica ad una successiva logica connettiva (delle relazioni, associazioni, cambiamenti e dipendenze).


Il modello del nemico deriva dal constatare che nel perdonare quasi costantemente si ha a che fare con un nemico e che spesso questo nemico non è scelto da noi, ma da altri per noi come in quasi tutte le guerre. Gli Italiani, per esempio, hanno fatto la guerra agli Austriaci, ma non avevano scelto loro questi nemici. Il primo passo per un perdono è quindi scegliersi un nemico proprio e non un nemico scelto da altri. Un nemico va inventato, perché un cittadino inventa e non subisce un nemico: altrimenti è un suddito. Il perdono è quindi un dis-equilibrio inventato che si sostituisce all’equilibrio esistente della vendetta che propone la regola dell’occhio per occhio, dente per dente. Il perdono consiste nel motivare all’apprendere e non assoggettare altri ad un nemico spesso scelto da altri. In poche parole il perdono è una scelta di un nemico proprio che non ci assoggetta per vendicarci, ma ci connette per svilupparci. E’ molto interessante rintracciare la scelta del nemico in alcune categorie di persone. I filosofi tendono a scegliere la tecnica come nemico. Gli psicologi scelgono l’oggettività come nemico. Gli economisti scelgono la scarsità. Le ideologie e le religioni scelgono il benessere come nemico. La dipendenza da un nemico altrui è la relazione di inimicizia scelta da tutti i fanatici, repressi, guerrafondai. I pacifisti, i religiosi, gli scienziati ed i connettori in genere scelgono un’inimicizia inventata da loro e su cui hanno possibilità di influenza e di negoziato.


Il modello di funzionamento sociale, quello dei cinque livelli (coppia, micro, macro, mega, virtuale), permette una descrizione dei tipi di perdono possibile che vanno dal perdonare se stessi, perdonare un altro (coppia), un piccolo gruppo (micro), un grande gruppo, un’organizzazione, un’ istituzione (macro), una comunità , una cittadinanza (mega) ed una virtualità, rete o robotica (virtuale). Ad ognuno di questi livelli si crea un dilemma, tipico del perdono, tra per-forza o per-dono. Si rintracciano qui diverse conseguenze del rapporto di dominanza/dipendenza e di vendetta/perdono.


Il modello della dinamica delle diverse connessioni permette di rappresentare meglio i soggetti bellicosi o connettivi, individuando nelle connessioni attive la presenza di guerrieri o di connettori. Questo modello permette di distinguere le connessioni tra persone che danno origine alle relazioni, le connessioni fra idee che danno origine alle associazioni, le connessioni fra poteri, (che hanno origine non da tre ma da sei poteri base), le connessioni con le cose che danno origine alle dipendenze tra soggetti persone ed oggetti cose. I poteri sono le forze capaci di produrre od impedire cambiamenti. E possono essere a somma fissa o bellica (mors tua vita mea) oppure a somma variabile o connettiva (mors tua mors mea).

Infine possiamo usare un modello denominabile strategia del cambiamento. Questo modello si basa su otto punti base per effettuare dei cambiamenti che richiedono di sapere utilizzare alcuni strumenti mentali indispensabili anche se non sufficienti ad una sua formulazione: dispositivi mentali ed artefatti sociali.

1.° dispositivi mentali e gli artefatti sociali vengono in un primo momento. I dispositivi sono i modi per esprimere la propria soggettività, mentre gli artefatti sono quelle realtà presentate come oggettive, ma creati dalla soggettività del dominio che è poi il potere (possibilità e capacità di realizzare od impedire un cambiamento) reso irraggiungibile alla soggettività delle maggioranze terrorizzate fisicamente e psichicamente. L’origine del potere é collocata dal dominio in una posizione metafisica raggiungibile solo da lui.

2.° le idee di base vengono in un secondo momento con alcuni termini che costituiranno un dizionario del futuro: benessere, bellessere, sviluppo, gruppo. compatibilità, modestia, potere, negoziato, perdono, reddito, salario, rete, tattica, strategia, trasparenza, bontà, bellezza, apprendimento, assoggettamento, dispositivo, abbondanza, scarsità, scarificatore, moltiplicatore, vendetta, perdono,ecc.

3.° il modello di sviluppo basato sulle idee sovraesposte è costituito dall’insieme coerente di ipotesi che si pensa possano realizzare uno sviluppo, cioè un miglioramento delle condizioni di benessere soggettivo e diffuso. Viene qui presentata una successione logico-temporale ed un modello del genere seguente: dalla sudditanza si va verso il >malessere poi > benessere e poi ancora > bellessere > cittadinanza > lavoro > appartenenza >partecipazione > democrazia, in modo disordinato, ma con alternanze tra vendetta del passato e perdono nel futuro.

4.° la contemporaneità degli inizi di strategia e tattica attirano l’attenzione dell’idea di perdono sul pensiero duale: ogni rappresentazione ammette un suo contrario e quindi un passaggio continuo dalla strategia alla tattica. Ciò avviene lentamente perchè ha come caratteristiche il tempo – urgenza dei desideri (verso il futuro), il passato e le pressioni dei bisogni (da parte del passato). Infine le pressioni dei vari protagonisti delle diverse ipotesi del dominio, più o meno interessate all’apprendimento, all’assoggettamento, parità ed origine del potere e della sua qualità (a somma zero od a somma variabile).

5.° Il passaggio dalla sostanza strategica alla passione tattica di un cambiamento consiste nel tener conto dell’urgenza (se chi sta bene non riesce a far star meglio chi sta male, chi sta male riesce a far star peggio chi sta bene). Il tempo può essere usato come moltiplicatore (denaro), ma anche come intensità di pressione del dominio, seguendo l’idea che la fame è cattiva consigliera.

6.° La tattica su otto punti d’innesco del cambiamento permette un’indicazione logica del’uso del perdono in campo lavorativo. Questa indicazione suggerisce una successione di interventi intesa nel modo seguente, non tanto temporalew, mqa i graduatoria i fattibilità.: partendo da a. segnaletica, b. Catena alimentare, c. rappresentanza, rappresentatività e rappresentazione non elettive, ma a sorteggio, d. salario massimo e minimo, e. reddito minimo garantito, f. forze armate solo dentro il territorio nazionale, g. corruzione eco-mentale, h. infortuni e sicurezza sul lavoro, i. rinforzo della scuola e priorità dell’apprendimento,ed infine arivando ad una l. precedenza del piacere sul dovere e della bellezza sulla bontà.

7.° I cinque punti della base tattica visionaria, compatibile di innesco, prima strategico e contemporaneamente dopo tattico, passando dalla missione alla visione sono quindi: reddito minimo garantito, salario minimo garantito, salario massimo permesso, moneta franca collaterale, pluralismo organizzativo a rete,

8° Una graduatoria di importanza va stabilita anche fra concetti considerati equipotenti, come p.e. piacere e dovere, inventare e scoprire, desiderio e bisogno, parità e dominio, bellezza e bontà, gruppo e coppia, cittadinanza e sudditanza, forza e dono.

Così si può continuare un discorso sul perdono affermando che il piacere viene prima del dovere e che se non si danno al cittadino i piaceri dell’appartenenza non si possono pretendere da lui i doveri del buon cittadino. Quando il cittadino, non avendo avuto accontentati i propri desideri e piaceri si difende, rimane suddito , non esce dall’obbedienza bellica della vendetta e non entra nella partecipazione connettiva del perdono. Il suddito preferisce la sicurezza della sudditanza e della vendetta con l’equilibrio del risarcimento con l’intervento di altri al rischio della partecipazione e del perdono, dell’invenzione fatta da sé stesso con il dono del disequilibrio e del rischio.

Questa dinamica ci introduce così in un altro capitolo dell’idea del perdono, quello che possiamo chiamare “il rischio del perdonare”. Tentando di re-impossessarsi del nostro futuro, rischiamo di abbandonare il nostro presente all’enigma del passato di cui restiamo prigionieri. Il rischio del perdono sta nella pressione del passato-memoria-ricordo che non si riesce a cancellare né si vuole perdonare.

Il rischio del perdonare apre due grandi dimensioni e cioè l’influenza sociale del perdono e l’apprendimento a perdonare. La prima dimensione è quella dei molteplici territori dove il rischio del perdono si attua e si trasforma da progetto in realtà. Questi territori comprendono i conflitti, il lavoro, la giustizia, i premi e punizioni di ogni genere, a scuola con i voti scolastici, in famiglia, nelle carceri, negli ospedali e in tutti i luoghi dove l’assoggettamento prende il posto dell’apprendimento, l’ortodossia impedisce l’eresia, il dominio distrugge la parità e la politica da democratica plurale si trasforma spesso in autocratica singolare, monarchica o monoteistica. Dando vita alla dinamica che già abbiamo esposto tra vendetta e perdono.


La seconda dimensione del rischio del perdono è quella che risponde alla domanda:

si può imparare a perdonare? Ad una risposta affermativa può seguire una pedagogia (andragogia, antropagogia) del perdono, che appare sempre più urgente e necessaria per facilitare questo passaggio dall’era bellica all’era connettiva. Occorre rapidamente imparare a perdonare se si vuole passare dalla guerra alla pace. Nonostante le apparenze, la pace sta diventando più possibile la violenza sta diminuendo ed il contributo della psicologia e della soggettività diventano sempre più chiari ed emergenti. Per riappropriarci del nostro futuro che il nostro passato ci ha espropriato con guerre domini e assoggettamenti, impedendo un apprendimento della logica elle connessioni, occorre che oggi si inventi e realizzi una forma di apprendimento connettiva alternativa all’attuale apprendimento bellico. Depotenziare la vendetta anche nella giustizia ed incentivare il perdono specie nella scuola, nella famiglia e nel lavoro. Occorre cioè che sia sempre di più effettuato uno sforzo per avere un perdono che non sia una forza, ma un dono, un’abbondanza e non una scarsità.


Per approfondire i temi sopra riportati si suggeriscono le seguenti letture:


Derrida J., Donare il tempo, Cortina, Milano, 1996

Derrida J., Perdonare, Cortina, Milano, 2004
Nicoli O.,Perdonare, idee,pratiche,rituali in Italia tra cinque e seicento, Laterza, Bari, 2007
Regalia C., Palerai G., Perdonare, Mulino, Bologna, 2008
Ricoeur P., Ricordare, dimenticare, perdonare, Mulino , Bologna 2004
Scabini G., Rossi G., Dono e perdono nelle relazioni, Vita e seicento, Laterza 2007

Spaltro E., Soggettività, Patron, Bologna, 1981

Spaltro E., Un futuro bello, Libri bianchi, U.P., Format, Bologna, 2016

Talamo A. Roma F., La pluralità inevitabile, Apogeo, 2007
Tutu D., Non c’è futuro senza perdono, Feltrinelli, Milano, 2001
Wiesenthal S., Il girasole, Garzanti, Milano, 2002
Worthington E., L’arte del perdono, Eco, Milano, 2003


 

 

 

agosto 2020


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di: Alberto Bortolotti

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