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Agroalimentare

25/06/2015

Accademia Nazionale di Agricoltura di Bologna


Articolo di: Lorenzo Bonazzi



Correva l’anno 1807, precisamente era l’11 aprile, quando l’Accademia Nazionale di Agricoltura di Bologna vide la consacrazione ufficiale nell’ambito della legislazione pubblica italiana ed il 20 aprile di quest’anno, avverrà l’inaugurazione ufficiale del 208esimo anno di vita: un “compleanno” di grande e notevole prestigio, pertanto … complimenti e sentite congratulazioni!


   Nel 1807, a seguito del titolo V della legge sulla Pubblica Istruzione emanata il 4 settembre 1802 dal governo di Napoleone Bonaparte, imperatore dei francesi e re d’Italia, venne fondata a Bologna la “Società Agraria del Dipartimento del Reno” che, con le successive denominazioni fino a quella attuale di “Accademia Nazionale di Agricoltura”, ha compiuto ben oltre due secoli di vita.

Le vicende di questa istituzione sono ampiamente documentate negli specifici saggi di Zanolini e Boraggine, 1829; Zanolini, 1884; Grabinski e Zucchini, 1930 e nel 1938; Boraggine e Zucchini, 1938; Preti e D’Attorre 1992; Campanini, 2001 e Saltini nel 2002.


   L’istituzione di questo specifico e particolarissimo sodalizio, fu merito del Conte Filippo Re, professore di agraria e Magnifico Rettore dell’Università di Bologna: personaggio importante nella vita della Bologna dei primi del XIX° sec, in quanto di vasta e lungimirante dottrina e profondo conoscitore dell’agricoltura italiana del suo tempo.

Gli scopi della Società, ispirati alla dottrina dei grandi agronomi bolognesi Pier de’ Crescenzi e Vincenzo Tanara, prevedevano fra l’altro “ ... la promozione di esperienze e di metodi di coltura al miglioramento dell’agricoltura in generale”.

Alla Società aderirono coloro che “ … provatamente si dedicavano al miglioramento dell’agricoltura bolognese … “ considerata in un più ampio contesto territoriale, tant’è che divenne un importante centro di propulsione tecnica ed una realtà che, in virtù dell’autorevole competenza di Filippo Re e di molti altri soci altrettanto competenti, travalicò i confini del dipartimento bolognese. Gli “Annali di Agricoltura del Regno d’Italia” redatti, appunto da Filippo Re, contribuirono alla diffusione delle innovazioni agricole in tutte le regioni settentrionali ed i saggi in essi contenuti sono tuttora una preziosa fonte di notizie per approfondire lo studio delle condizioni dell’agricoltura italiana dell’epoca.


   Con la caduta di Napoleone, la Società dovette affrontare molte traversie, ma la solerzia dei suoi amministratori infine venne premiata. Nel 1811 venne riconosciuta come “Sezione Agraria dell’Ateneo Bolognese”, ma nel 1812 dovette sospendere le proprie adunanze che ripresero solo nel 1822.

Nel 1839, l’Amministrazione provinciale di Bologna concesse alla Società un appannaggio fisso a integrazione delle rendite del podere “Belpoggio” che il governo napoleonico le aveva assegnato all’atto della sua costituzione.

Nel 1840, l’amministrazione comunale di Bologna, destinò al sodalizio come propria sede, la sala “Cubiculum Legistarum”, ossia la “Stanza dell’Università dei Giuristi” nel prestigioso palazzo dell’Archiginnasio, in Piazza della Pace 1, fino al 1879 quando questa venne successivamente intitolata allo scienziato bolognese Luigi Galvani.


Quando, a seguito del decreto del 23 dicembre 1866 emanato dal governo italiano che istituì i Comizi Agrari, poi Cattedre Ambulanti dell’Agricoltura, con funzioni analoghe a quelle fino ad allora svolte dalla Società Agraria, questa rifiutò di essere trasformata in Comizio, conservò la propria autonomia e modificò i propri interessi sugli aspetti scientifici e tecnici dell’agricoltura.

Nel 1885, i soci furono ripartiti, in base alla loro specifica qualificazione, in quattro distinte sezioni: agronomica, tecnologica, scientifica, didattica, ma purtroppo questa iniziativa non ebbe alcun seguito. Durante il primo conflitto mondiale, l’attività accademica subì notevoli rallentamenti e prolungate interruzioni. Nel successivo ventennio del regime fascista, essa estese il proprio campo di indagine anche ai problemi del colonialismo e dell’autarchia, allora di grande attualità.


Nel 1938 la Società assunse la denominazione di “Accademia di Agricoltura”, poi integrata nel 1940, con la qualifica di “Reale”.

I drammatici anni della seconda guerra mondiale, segnarono una fatale decadenza finanziaria e culturale dell’Accademia: il disastroso bombardamento del 29 gennaio ’44 colpì gravemente l’Archiginnasio, e le rendite del podere Belpoggio furono fortemente penalizzate dal processo inflattivo, tant’è che il numero dei soci si ridusse a poche unità.

Anche questo difficile periodo però venne superato: nel 1960, sotto la presidenza di Giuseppe Medici, la sede accademica fu ripristinata nel “Cubicum Artistarum” dell’Archiginnasio, restaurata grazie al contributo finanziario della Cassa di Risparmio di Bologna e dell’Istituto Regionale di Credito Agrario; inoltre, nello stesso anno, all’Accademia fu riconosciuta la qualifica di “Nazionale”. Negli anni successivi, ricostituito il corpo accademico, il sodalizio tornò nuovamente a promuovere convegni e dibattiti ed a realizzare, anche per incarico di vari enti pubblici quali il Ministero dell’Agricoltura, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ed altri ancora, specifici studi su problemi di grande attualità per la tecnica e l’economia agricola italiana, tanto da figurare oggi tra gli organismi culturali più vivi ed attenti nel campo dell’assistenza tecnico-scientifica ed economica dell’agricoltura italiana.


   Nel 1988 gli uffici, l’archivio storico e l’importante biblioteca, già ospitati nel palazzo Pietramellara di via Farini , si trasferirono al primo piano di palazzo Pasi, via Castiglione 11, acquistato dall’Accademia con i proventi della vendita di alcune delle unità immobiliari avute in permuta in occasione della cessione del podere Belpoggio.


Per iniziativa dell’Accademia, e dei suoi componenti, sono sorte nel tempo varie istituzioni che hanno recato un grande beneficio all’agricoltura emiliana e, più in generale, a quella italiana: la fondazione della “Scuola Superiore di Agraria” divenuta poi la “Facoltà di Agraria”, avvenuta agli inizi del XX° sec: fu realizzata, con il supporto finanziario della Cassa di Risparmio di Bologna, per iniziativa di Cesare Zucchini; dalla “Società Produttori Sementi”, destinata alla costituzione ed alla diffusione di materiale vegetale eletto, fu ispirata, fino dal 1808, da Francesco Todaro; della “Società Pro Montibus et Silvis” si prese cura il socio Ranuzzi-Segni; analoga paternità morale da parte di membri dell’Accademia, ebbero infine il “Consorzio antifillossarico” e l’Osservatorio di Economia Agraria per l’Emilia Romagna, fondato nel 1925.

Dopo la soppressione della cattedra di agricoltura ed il trasferimento a Modena di Filippo Re, l’Accademia gestì anche l’Orto Agrario, provvedendo annualmente alla nomina del suo direttore.


 

 

 

luglio 2017


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