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Cultura e Spettacolo

20/01/2014

Il quadro che è una star

La ragazza con l'orecchino di perla


Articolo di: Carlo Maria Milazzo



Ci sono quadri che da soli possono fare una mostra. Sono quadri che, in completa solitudine, riempiono un palazzo intero e calamitano gli occhi del pubblico, tenendoli ben attaccati.
Se, per sfortuna loro, altri quadri sono appesi intorno al quadro-icona, questi vengono annullati,  assorbiti dai muri, polverizzati.

“La Dama con l'ermellino” di Leonardo è uno dei dipinti che di recente hanno allestito una mostra monoquadro. Ma possiamo pensare ad altre tele che, sole solette, metterebbero in fila centinaia di persone per essere contemplate: ad esempio “La Velata” di Raffaello oppure “La Primavera” di Botticelli oppure “La Venere di Urbino” di Tiziano.

L'ultimo quadro che è diventato una star è “La ragazza con l'orecchino di perla” di Johannes Vermeer. Questa “ragazza” ha scatenato un fenomeno epidemico: migliaia di visitatori si sono accodati in Giappone, a Tokio e a Kobe, ed altrettanti negli Stati Uniti, a San Francisco, Atlanta e New York. Il pubblico voleva vedere solo lei, voleva indicarla, voleva fotografarla con un I-phone, voleva sussurrarle “bella”.

Come un idolo delle folle la “ragazza” è ancora in tournée: mentre stanno restaurando la sua casa in Olanda, la galleria Mauritshuis dell'Aja, lei gira il mondo. A febbraio sarà in Italia, ospitata a Bologna in Palazzo Fava, e le prenotazioni on line sono già esaurite.


Il quadro è piccolo, come tutti quelli dipinti da Vermeer: misura 46,5 cm x 40. Viene spesso esposto con una doppia cornice, per conquistare più spazio sulle pareti. E' datato 1655 e dunque sarebbe stato realizzato dall'autore all'età di 23 anni.

Vermeer ha dipinto poco. Morto a 43 anni, gli vengono attribuiti 28 quadri certi, più 7 incerti. Il nostro pittore non concretizzava più di 2 tele all'anno, mentre i suoi colleghi arrivavano a 50 e non si sa se questa parsimonia fosse dovuta a difetto d'inventiva, ad estremo perfezionismo o a pigrizia venata da malinconia. Ha dipinto quasi sempre giovani in un interno, mai vecchi, neonati, animali o fiori. Di lui sappiamo che era sempre indebitato, che fortunosamente a vent'anni sposò Catharina Bolnes, giovane cattolica benestante che gli offrì le rendite della madre e l'agio della propria casa. Col sussidio della moglie Vermeer poté iscriversi alla corporazione di san Luca, divenendo maestro pittore. Ebbe undici figli e cercò di sbarcare il lunario con l'attività poco remunerativa di mercante d'arte.

   

Alla consacrazione del quadro hanno collaborato anche due romanzi, uno di Marta Morazzoni, “La ragazza col turbante” del 1986, ed uno di Tracy Chevalier del 1999, intitolato proprio “La ragazza con l'orecchino di perla”. Quest'ultima opera ha avuto un seccesso di pubblico vastissimo e narra della sedicenne Griet che lavora a servizio dai Vermeer. Una delle sue mansioni è la pulizia dell'atelier dell'artista e questo incarico provoca l'invidia di Tanneke, l'inserviente che, da anni in casa Vermeer, non è mai potuta entrare nello studio ed anche il risentimento della moglie che non ha mai potuto accedere alla camera della creatività. Griet conquista la fiducia dell'artista e tra i due si genera un rapporto di complicità che sfocia nella richiesta del pittore di avere Griet come modella per un quadro. Ad opera pressocché terminata il pittore si rende conto che manca qualcosa e chiede a Griet di indossare gli orecchini di perla della moglie. Griet si fora le orecchie, non senza dolore, e mette gli orecchini. Venuta a conoscenza del fatto, la moglie si scatena contro marito e servetta, che viene licenziata. Griet sposa poi un giovane macellaio, Pieter. Anni dopo, al decesso di Vermeer, la ragazza viene chiamata dall'esecutore testamentario che le consegna gli orecchini del quadro, rivelandole così la reale attenzione dell'artista morto.


La ragazza dall'orecchino è l'unica figura di Vermeer che si stacchi da un fondo indistinto: di solito il pittore riempie gli sfondi con vari oggetti: ceste di vimini, paioli di rame, carte geografiche, quadri a tema dissonante rispetto alla tela principale. La ragazza emerge invece da una base nera e si protende verso chi la guarda. Il collo si gira e le iridi si spostano nell'angolo sinistro degli occhi, per fissare le pupille dello spettatore. E' in questo momento che la ragazza diventa ipnotica.

Ciò che seduce nella ragazza è l'erotismo naturale dell'adolescente, che per di più si atteggia ad essere più grande della sua età. La bocca carnosa appena dischiusa (con la luce che Vermeer fa cadere sul labbro inferiore), il naso diritto, lo sguardo di chi fintamente chiede aiuto, la pelle liscia come uno specchio portano all'innamoramento dello spettatore, di qualunque generazione o sesso esso sia.

Il turbante azzurro e giallo che copre tutti i capelli è poi roba da donna, così come da persona adulta ed aristocratica è quell'orecchino (improbabile che sia una perla vista la grandezza) che guizza con un bagliore candidissimo. Il colletto immacolato sopra una blusa tabacco pare infine una sottolineatura del volto languido e ammaliante della ragazza.


Si rimane incantati. Ed è certo che chi avrà l'occasione di vedere “la ragazza” a Bologna, avrà il suo bel daffare per staccarle gli occhi di dosso.


 

 

 

luglio 2017


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