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Cultura e Spettacolo

02/10/2013

La prevedibile ascesa di Francois… “Le Florentin”


Articolo di: Paolo Del Mela



Intanto perché “le Florentin”? Il soprannome gli era stato dato dai compagni di partito per assimilarlo al Machiavelli per l’abilità e la spregiudicatezza del suo navigare tra gli insidiosi meandri della politica. Ed è fuori dubbio che non avesse queste capacità, sia per passione, che per  profonda preparazione e per carattere. Percorse tutta la scala delle cariche governative per oltre un trentennio, una infaticabile ed estenuante lotta, fino a ricoprire,(alla buon ora) all’età di sessantacinque anni, l’ambita e sempre combattuta  poltrona di presidente della repubblica francese. Stiamo parlando , naturalmente, di Francois Mitterrand, un politico di razza che ha rappresentato in tutto il dopoguerra il simbolo della “gauche” francese e punto di riferimento dei movimenti politici di sinistra di tutta Europa.   Ma non è sempre stato così anzi ,si può certamente affermare che il sinistro (in termini politici s’intende) è cominciato a destra.


Francois nasce a Jarnac un piccolo paese della Charente il 26 ottobre del 1916. La sua è una famiglia piccolo borghese, fervente cattolica e dalle discrete possibilità economiche. Francois, nato in piena grande guerra e cresciuto nel clima dei ricordi e dei racconti dei reduci, ha il tempo di respirare l’aria di fratellanza e di unità fondata sulla lunga elaborazione del lutto nazionale, e forse proprio da quel periodo nacque in lui la passione per la politica, a cui si preparò con meticoloso impegno. Compie i suoi studi superiori al “collège Saint Paul di Angouleme per poi trasferirsi a Parigi dove si laurea in lettere nel 1936.Nel luglio dell’anno successivo si diploma all’Ecole libre de Scienses Politiques e successivamente  consegue il diploma di studi superiori di diritto pubblico.  Il suo percorso politico inizia militando con i “volontari nazionali” del tenente  De la Rocque, una formazione di estrema destra che costituirà presto il Partì Social Francais. L’esperienza tra l’altro non deve averlo convinto del tutto poiché, stando a sue postume dichiarazioni, certe manifestazioni di antisemitismo lo mettevano fortemente a disagio.


Poi il servizio militare interviene ad interrompere questa prima vicenda. Dal 1936 al 1939 presta servizio nella fanteria coloniale e all’inizio della guerra è inviato come sergente a Malmedy. Durante l’offensiva del giugno del 1940 è ferito e fatto prigioniero dai tedeschi che lo inviano in un campo di concentramento in Germania. Cerca di evadere tre volte, e alla terza gli va bene, riesce a tornare in Francia dove si stabilisce nella zona non occupata. La passione per la politica lo riprende, da uomo di destra trova occupazione come funzionario del governo collaborazionista di Vichy e nel 1942 è un dirigente del commissariato per il reinquadramento dei prigionieri di guerra. Sono altri anni bui della sua carriera che in seguito saranno sfruttati dagli avversari politici per metterlo in cattiva luce. La stagnazione delle conquiste di Hitler fa presagire che la disfatta delle armate tedesche è solo questione di tempo. In tale contesto Mitterrand, da arguto politico, prende contatti con il BCRA (servizio segreto della Francia libera) e si rende disponibile ad entrare nella resistenza. Per ordine del BCRA  rimane in servizio presso il governo collaborazionista, probabilmente fornendo notizie e informazioni. La sua copertura dovette essere eccellente, poiché per i servizi prestati il governo di Vichy gli decretò addirittura  la decorazione della ”Francisque”. Per non essere scoperto il BCRA gli consiglia di accettare l’onoreficenza. Infine nel 43’ entra in clandestinità, con il nome in codice “Morland” ricoprendo cariche nel governo ombra del generale De Gaulle fino al termine della guerra.


Il dopoguerra non sarà sempre facile. Stante i suoi trascorsi nella resistenza non riveste alcuna carica nel primo governo provvisorio di De Gaulle, ma alle elezioni del ’46 ottiene un buon successo candidandosi in una lista della destra liberale. Mantiene comunque contatti con i reduci e forte di questo consenso aderisce all’”Union democratique et socialiste de la resistence”, primo passo verso un mutamento di opinione politica.  Da questo momento in poi lunga e pedissequa è la vicenda politica di Francois, nel 1950 è Ministro delle colonie di oltremare dove oscillando tra abolizionisti e conservatori dell’impero coloniale consolida il suo prestigio, ma nel ’56 come ministro guardasigilli incappa nella pesante questione algerina lasciando mano libera all’esercito che utilizzava tutti i metodi possibili, compresa la tortura per debellare l’insurrezione. Un’altra pagina oscura per il futuro leader della sinistra. Nel  ’58 è sconfitto alle elezioni e il suo partito non riesce neppure ad entrare in parlamento. Ma un vero politico non demorde mai, infatti dopo un breve periodo nel quale svolge attività forense, chiede nel ’59 la tessera del parti socialiste autonome completando così la sua metamorfosi. In quella veste è il primo a comprendere che il partito comunista si sarebbe con il tempo dissolto per consunzione, e ne reclama perciò l’alleanza per vincere contro i gollisti. Ma non saranno anni facili, alle politiche del 69 rischia di uscire nuovamente e definitivamente di scena. Non demorde e, dopo alterne peripezie, riesce con il suo carisma a divenire il segretario del Partito socialista, del quale ne fu l’artefice della rinascita. Dopo il decesso di Pompidou, si candida alla poltrona dell’Eliseo e viene battuto per un soffio da Giscard d’Esteing. E’ solo il prologo, alle successive elezioni  dell’81 riesce a battere Chirac, ottenendo anche i voti del FN (front national) di Le Pen che giudicò più fruttuosa, per l’estrema destra, l’elezione di un socialista all’Eliseo.


Era stata una lunga ed esasperata conquista, ma non ci fu tanto tempo per riposare sugli allori. Una malattia implacabile, che Francois tenne segreta per dieci anni,  cominciava allora a dare i primi segni. Questo non gli impedì di candidarsi per il secondo settennato(1988) che vinse e portò interamente a termine. Ai governi succedutisi durante la sua presidenza possono essere ascritti risultati importanti, quali l’abolizione della pena di morte, un più accentuato europeismo, e notevoli vantaggi per il mondo del lavoro, quali la settimana lavorativa di 39 ore e la quinta settimana di ferie pagate. In campo culturale possiamo citare l’inaugurazione del grande Louvre. Sulla copertina di un libro della sua biografia c’è una sua  foto,  un uomo  enigmatico, il volto invecchiato e segnato da profonde rughe, avvolto in una sciarpa rossa e seduto su una poltrona. Lo sguardo è affascinante e chissà forse quella poltrona è proprio quella per la quale ha consumato la sua esistenza per conquistarla. Gli occhi guardano lontano e il pugno della mano è chiuso quasi in segno di sfida. Un’altra prova lo attende, e questa volta dovrà vedersela da solo, non serviranno più i compagni di partito, ne gli avversari politici da abbattere, non servirà neppure il suo slogan gridato tante volte nei comizi “Toujour a la gauche”.


 

 

 

giugno 2017


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