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Cronaca

03/01/2013

La Corte di Cassazione e l’incerta logica della proibizione

Il 31 gennaio la Corte di Cassazione di Roma a sezione penali unite, rigettando il ricorso di parte civile contro una sentenza del Gip di Avellino del 28 giugno 2011, ha giudicato "penalmente irrilevante" il consumo di gruppo di sostanze stupefacenti sia nell'ipotesi di "mandato all'acquisto" sia in quella dell’"acquisto comune".

Sembrano risolti a questo punto i problemi di interpretazione che hanno costantemente accompagnato ogni causa penale riconducibile alla legge Fini-Giovanardi del 2006, ma ancora sfugge la logica intrinseca che ha generato questa sentenza, le cui motivazioni saranno esplicitate tra non meno di un mese.

Nel frattempo i 5 milioni di fumatori di cannabis e dei suoi derivati del nostro Paese dovranno stare comunque molto attenti alle modalità con cui si approcciano al loro “ludico consumo”.

Innanzitutto, da quante persone è formato un gruppo? Se sul più bello della ludica agape uno se ne va per i fatti suoi con lo spinello in mano è colpevole oppure può essere giudicato aggregato ad un altro gruppo, o addirittura in distacco provvisorio?

Molto confuse possono essere anche le interpretazioni di “mandato all’acquisto” (per cui non si capisce come una persona possa dimostrare che dietro al suo comportamento individuale ci sia la espressa volontà di “un gruppo” che l’ha demandata a compiere l’azione) e di “acquisto comune” (per cui il solito “gruppo” muove a ranghi serrati con la determinazione di acquisto rivolgendosi ad un venditore che, comunque, è sempre penalmente perseguibile).

Mentre le polemiche tra i vari schieramenti politici salgono di tono, la società civile comincia a interrogarsi sul perchè ci sia bisogno che a Racale, un comune del Salento in provincia di Lecce, sia nato nei giorni scorsi il primo Cannabis Social Club nel quale, con il pieno sostegno dell’amministrazione locale, i malati di sclerosi multipla potranno curarsi con la marijuana che essi stessi produrranno.

L’unica cosa certa è che il mercato clandestino delle droghe fuorilegge genera ogni anno un fatturato impressionante nelle tasche delle mafie e che, con i proventi dello spaccio, le mafie stesse stanno investendo in tutta Italia nell’acquisto “lecito” di ogni tipo di attività.

Dividendo finalmente le droghe leggere da quelle pesanti, liberalizzando le prime e inasprendo i  controlli e le pene per le seconde, si comincerebbe a risolvere un problema che si trascina da sempre. Sarebbe un passo avanti anche per la logica, visto che di eroina tanti continuano a morire mentre di marijuana, dai primi studi di Paolo Mantegazza a metà dell’Ottocento a ieri mattina, non è mai morto nessuno.

 

 

 

aprile 2020


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