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Cultura e Spettacolo

24/11/2016

A un millimetro forse meno dalla luce


Articolo e foto di: Giuseppe Sangiorgi



Cento opere in vetro, che diventano un unicum, presentate all’interno del suggestivo spazio della Fondazione Zucchelli.
Cento pezzi che viaggeranno verso luoghi e persone che abitano il mondo.


Apre sabato 26 novembre (ore 17) negli spazi di Zu.Art giardino delle arti e sarà visitabile nella stessa giornata, poi lunedì 28 e martedì 29 (dalle ore 14:30 alle ore 18:30) la mostra “a un mm forse meno dalla luce” di Joan Crous, artista spagnolo del vetro, che ha messo a punto una lavorazione unica che lo ha portato a operare in tutto il mondo e a vincere il prestigioso premio Glass in Venice.
Due guide d’eccezione, la storica dell’arte Beatrice Buscaroli e il poeta Davide Rondoni introdurranno il percorso espositivo a fianco dell’artista Joan Crous. 
Le sculture sono il risultato di un dialogo tra le arti conclusosi nella pubblicazione, curata da Lamberto Fabbri, che accompagna la mostra: protagonista è la scultura di Joan Crous che acquista senso compiuto grazie all’affiancamento dei versi del poeta Davide Rondoni e l’interpretazione fotografica di Jordi Mass. 


Dopo la mostra, l’opera verrà scomposta in 100 pezzi che raggiungeranno destinazioni diverse, centri culturali, Fondazioni, privati, in tutto il mondo. L’esposizione è quindi pure un unicum.
Joan, artista catalano che ha scelto di vivere vicino a Tolè sull’Appennino bolognese, lavora con una materia particolare: il vetro. Materia antica, dal valore di quotidianità e vicinanza, che viene però rivisitata, scomposta e ricomposta, cotta e alterata, trasformata in altro. Il moto è quello della vita: la sua continua corsa tra il nascere, trasformarsi e il morire. Tra il morire e il rinascere, tra la distruzione e la ricostruzione. 
Semplice all’apparenza, ma profondo è invece il pensiero che Joan applica alle sue opere, “sculture”, alle sue nuove forme; siano esse le composizioni delle grandi tavole piene di oggetti del vivere quotidiano di una tavola apparecchiata, o da sparecchiare, prive di vita, dal sapore arcaico, archeologico; come di riscoperta di forme seppellite da una polvere di lava, o dal vento che porta la cenere radioattiva a fermare il tempo, la vita e il suo scorrere. 
Eppure questo continuo lavoro è il frutto di una vita allegra e piena di ottimismo, generosa e disinteressata, fuori dagli schemi e dal sistema dell’arte, nel bene e nel male. E di ciò Joan ne ha profonda consapevolezza. Joan Crous non si è mai concentrato unicamente sull’oggetto vetro, bello in sé, ma coerentemente al suo modo di essere, la scultura acquista un significato grazie all’esperienza che ha permesso la nascita stessa: è il farsi dell’arte-vetro-evento. Le sue sculture sono quindi cristallizzazioni di un momento, di un evento, spesso di convivialità come testimoniano, ad esempio, le sue famose Cenae.
L’opera di Crous è, in sintesi, un breve sogno che dà all’istante la novità dell’eterno.


Un artista dalla Catalogna all’Italia 


Joan Crous nato l’11 febbraio 1962 a Banyolas (Girona) una cittadina vicino a Barcellona, in Catalunia è di nazionalità spagnola, ma vive e lavora da 25 anni in Italia, a Tolè (Bologna) sull’Appennino Tosco-Emiliano. Ha una formazione pluridisciplinare: laureato in storia, frequenta contemporaneamente l’Accademia d’Arte Massana a Barcellona. Si specializza nel campo del vetro visitando realtà internazionali (Strasburgo, Praga, Montreal, Stati Uniti) e approfondendo tecniche diverse.
Il momento fondamentale della sua traiettoria artistica, iniziata nel 1986, è nel 1994 quando mette a punto una tecnica di lavorazione del vetro del tutto personale. L’innovazione tecnica si sposa perfettamente a un concetto di fragilità dell’operare umano e di fugacità temporale. Realizza quindi diversi progetti, esposti in varie parti del mondo.
Il Progetto Cenae, iniziato nel 1997 è la testimonianza poetica del momento conviviale del pasto. Si avvale di un dialogo costante con diverse istituzioni culturali (Università in particolare) e con cuochi stellati (Roca in particolare).
Dal 1997 al 2011 espone Cenae in diverse sedi: da Aperto Vetro a Venezia per la Biennale Internazionale di vetro a Montreal all’Università del Vetro, dal Corning Glass negli Stati Uniti all’Università degli Studi di Bologna, fino alla biennale di Venezia del 2011 con l’esposizione che segna la conclusione di Cenae. Ha vinto successivamente sviluppa il progetto artistico Relicta che si pone come specchio della civiltà contemporanea attraverso la testimonianza dei resti lasciati in eredità ai posteri. Espone quindi alla Fondazione Wurth in Germania, alla Fondazione Vila Casas di Barcellona e nel 2013 partecipa con le sue opere al film artistico “El somni” di Franc Aleu. 
Il progetto “El Somni” in collaborazione con Joan Roca, chef del celebre ristorante El Celler de Can Roca di Girona, che qualche mese fa è venuto a Bologna a inaugurare lo spazio Battirame recuperato dalla cooperativa sociale Eta Beta, onlus presieduta dallo stesso artista spagnolo, da oltre un quarto di secolo in Italia. 


Il catalogo di mostra

Curato da Lamberto Fabbri, il volume che accompagna l’esposizione è arricchito dai testi e contributi di autorevoli personaggi del mondo dell’arte e della cultura tra cui: Davide Rondoni, Beatrice Buscaroli, Milena Naldi, Eduardo Alamaro, Andrea Riccomini. I contributi fotografici sono di Jordi Mas famoso interprete dell’immagine. 

 

 

 

ottobre 2019


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