Pubblicità

 

 

 

 

Agroalimentare

22/11/2016

La lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP



Riconosciuta IGP - Indicazione Geografica Protetta - con Reg. CE 1065 del 12/06/1997, la zona di produzione di riferimento è Castelluccio di Norcia, centro urbano agreste nel cuore dell’Umbria, che conservava interessanti vestige archeologiche di un glorioso passato ormai dimenticato, in provincia di Perugia ora completamente distrutto a seguito del recente terremoto. L’area produttiva si estendeva integralmente al comprensorio dei comuni compresi nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ricadente nel territorio delle regioni Umbria e Marche.

Le dolci colline in primavera inoltrata era, e senz’altro ritornerà a essere un’immensa distesa di questa piantina verde brillante dai piccoli e delicatissimi fiori bianchi con sfumature celesti. La produzione sarà nuovamente gestita, nella totalità, dalla “Cooperativa Lenticchia Castelluccio di Norcia” con sede, appunto, a Norcia e dall’ente del “Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria” di Todi: gente “tosta”, coraggiosa e non soggetta ad abbandonarsi al disfattismo, ma a  risorgere SEMPRE anche dalle peggiori situazioni come quelle appunto, verificatesi in queste splendide contrade.

Originaria dell’Asia Minore e ricordata anche nella sacra Bibbia, in quanto ricerche scientifiche ed archeologiche sulla lenticchia, porrebbero in evidenza che sia il più antico legume coltivato, addirittura dal 7000 aC in quanto sono stati ritrovati semi in tombe neolitiche, dovuto ad una rapida diffusione in tutto il Mediterraneo. Durante il periodo della Grecia classica e nell’impero romano dopo, divenne il cibo base dei popoli poveri, tanto che il nome di una delle famiglie romane più importanti, quella dei Lentuli, deriverebbe da questo legume in quanto erano i maggiori latifondisti e produttori. Inoltre, nel XVII° sec proprio per la sua particolare forma, diede il nome latino alla lente di vetro.

   

La tecnica colturale adottata per questa leguminosa, è quella tradizionale, in uso da centinaia di anni: aratura ed erpicatura all’inizio della primavera, semina dalla metà di marzo alla metà di maggio non appena il manto nevoso è disciolto, rullatura dei campi per facilitarne la germinazione. L’elevata frequenza delle piogge ed i precoci freddi autunnali, abbreviano il periodo di maturazione della lenticchia costringendo gli agricoltori allo sfalcio e successiva trebbiatura, entro agosto: i baccelli vengono lasciati essiccare nel campo e successivamente trebbiati nell’aia. Molto resistente ai parassiti in genere e per la coltivazione esclusivamente biologica.

   

La pianta, appartenente alla famiglia delle “lens culinaris”, ha un ciclo di vita annuale ed è caratterizzata da uno stelo ramificato e rampicante dall’altezza variabile da 20 a 40 cm avente baccelli rettangolari e schiacciati racchiudenti 1-3 semi [ervum lens] dalla tipica forma tondeggiante ed appiattita di colore variegato dal giallo-verdastro al marroncino chiaro, avente dimensione di 3-4 mm. Sul mercato se ne trovano di varie colorazioni quali, rossastre, bruno ed addirittura nere: fare attenzione, in quanto sono di produzione asiatica a prezzo ridicolo e dal sapore che non ha nulla di assomigliante alle nostrane umbre. Anche il prezzo aiuta a diversificarle: quelle di Castelluccio non devono costare meno di 8-9 euro al kg e commercializzate in sacchetti di juta o in confezioni di cartone o plastica, di peso di 250 g, 500 g ed 1 kg, inoltre devono riportare stampigliato il logo dell’ente di protezione.

   

Le lenticchie hanno un alto valore nutritivo, in quanto ricche di vitamine A, B1, B2, C, PP; di proteine per circa il 24%; oli vegetali, 2% e sali minerali [calcio, ferro, sodio, potassio, fosforo] utili per chi ha problemi di anemia o di esaurimento fisico.

Se essiccate, devono essere riposte in recipienti di coccio, vetro o carta e collocati in ambienti freschi ed asciutti, dove si possono conservare anche per lunghi periodi. Una volta cotte invece, le lenticchie è bene conservarle in frigorifero.

Essendo caratterizzate da una buccia particolarmente fina e tenera, a differenza degli altri legumi non devono essere preventivamente ammorbidite in acqua.

In cucina sono molto utilizzate per zuppe, minestre e contorni con lo zampone, cotechino e le nostrane salsicce. In altre località, le lenticchie si utilizzano anche nelle insalate o per fare purea.

Per ottenere una perfetta cottura, è meglio usare tegami o pentole di acciaio, ghisa, terracotta o ferro smaltato, ma non di alluminio, in quanto diventerebbero sgraditamente nere.

 

 

 

settembre 2020


EDITORIALE

di: Alberto Bortolotti

Qualche tempo fa è finalmente arrivata la risposta alla domanda "a cosa servono i giornalisti a cosa serve il loro Ordine?". L'hanno data in diretta due voci radiofoniche. Sabato 27 maggio sui 97.3 e 97.6 di Radio International il giornalista Leo Vicari (dipendente dell'azienda) si è... (...segue +)

Focus

Pubblicisti

Lettera GIPU N.26/N.15. Ai giornalisti pubblicisti dell'Emilia Romagna

Care Colleghe e cari Colleghi   vi inviamo la prima...

...leggi »

Agroalimentare

Successo per il seminario di formazione “Sport e scuola, il ruolo dei mass media”

E’ stato...

...leggi »

Lavoro

L’evoluzione dell’elettromeccanica parte da Bologna e viene premiata allo SMAU 2016

Nasce come “La Minerva” nel...

...leggi »

Internazionale

I media multiculturali in italia

I media multiculturali in Italia sono un fenomeno non tanto recente...

...leggi »

Rododentro

La stampa è libera od in "libertà vigilata"? Adesso siamo anche “sotto osservazione”…

Cara/o Collega  ...

...leggi »

SPONSOR

PARTNER

LINK