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Agroalimentare

10/02/2015

L’agricoltura cambia volto

Le campagne si spopolano e vengono invase da sofisticate macchine e attrezzature di elevata produttività. E presto gli agricoltori saranno sostituiti da robot


Articolo di: Alessandro Maresca



C’era una volta l’agricoltura. Quella con gli agricoltori con la zappa e con l’aratro trainato dai buoi o dai cavalli. Il mondo rurale rappresentava il tessuto vitale del nostro Paese e i contadini il serbatoio dei voti per i nostri politici. Poi le cose sono cambiate…


L’introduzione del trattore, fra la prima e la seconda guerra mondiale, e poi delle grandi macchine operatrici semoventi, dopo la seconda guerra mondiale, ha creato i presupposti per un grosso sviluppo dell’agricoltura, favorendo l’incremento della produttività del singolo agricoltore, ma allo stesso tempo ha anche incentivato l’esodo dalle campagne. Una macchina è in grado infatti di fare il lavoro di diversi uomini e quindi la quantità di manodopera necessaria si è drasticamente ridotta.


Comunque sia l’agricoltura rimaneva un’operazione che vedeva il lavoro dell’uomo al centro. L’agricoltore infatti, grazie alla sua esperienza maturata nel mondo rurale e a quella tramandata dalla famiglia, coordinava e gestiva tutte le operazioni di campagna. Allo stesso tempo doveva subire l’aleatorietà dell’andamento meteorico (caldo e siccità da una parte, freddo, forti piogge e alluvioni dall’altra), che rischiava di azzerare le produzioni e di andare a vanificare il suo lavoro e gli investimenti in sementi, concimi, fitofarmaci ecc.

L’agricoltore rappresentava anche il tutore del territorio, che veniva difeso con opere di bonifica, inerbimenti e forestazione. E questo non solo a tutela della comunità rurale ma, allo stesso tempo, anche di quella cittadina. I grandi dissesti idrogeologici, infatti, sono in buona parte anche la conseguenza dell’abbandono delle campagne e quindi della realizzazione e della manutenzione di tutte le opere di sistemazione del terreno e della regimazione delle acque.


Adesso, e parliamo in particolare degli ultimi dieci anni, con una forte accelerazione negli ultimi 2-3, le cose stanno ulteriormente cambiando. L’agricoltura tradizionale, così come l’abbiamo conosciuta e studiata, sta lasciando il posto ad un’agricoltura sempre più industrializzata. Chimica e genetica da una parte, meccanizzazione e automazione dall’altra, hanno spinto sull’acceleratore fornendo soluzioni tecnologiche talmente innovative da cambiare radicalmente il volto all’agricoltura. Presto (ma già adesso  è possibile e in parte viene fatto) l’uomo gestirà tutto il lavoro dei campi direttamente dalla propria casa, seduto di fronte a un computer.  Droni (minielicotteri con funzioni speciali) e macchine robotizzate stanno intanto invadendo i campi lasciando praticamente all’uomo solo la scelta della coltura da praticare. Ma il computer potrebbe già adesso decidere anche questo, elaborando i dati dell’andamento climatico-meteorologico e analizzando i numeri dei mercati, ormai globalizzati.


Nonostante questo le pubblicità di prodotti alimentari insistono a trasmetterci un messaggio in cui l’agricoltura è ancora fatta da paesaggi bucolici e “mulini bianchi”…. Quell’agricoltura, se ancora esiste, come esiste, da qualche parte, è assolutamente fuori mercato.

Già oggi gli impianti di irrigazione sia fissi che mobili (semoventi) possono essere  sorvegliati e comandati da pc, tablet o smartphone per avviarne, bloccarne o gestirne il funzionamento. Non si guarda più il cielo per decidere quando irrigare ma l’avviso di mettere in funzione l’impianto irriguo arriva sul telefonino da centraline meteorologiche piazzate sul territorio. In  altri casi, invece, perviene sullo smartphone, in genere da servizi messi a disposizione dalle Regioni, un avviso che avverte della necessità di irrigare e che segnala la quantità d’acqua da distribuire in funzione della coltura praticata. Ovviamente, almeno in teoria, tutto il ciclo si può compiere senza che l’agricoltore debba muovere un dito.


Il grande pregio dell’innovazione, forse non colto da tutti, è quello di rendere minimo l’impatto dell’agricoltura sul territorio. Una volta, ad esempio, si concimava sulla base della pratica empirica, tendendo, quando possibile, ad esagerare, sperando nel massimo assorbimento del nutrimento da parte della pianta che le permettesse di produrre di più.

Oggi, invece, niente viene lasciato al caso, almeno nelle aziende che vogliono rimanere competitive sul mercato. Nelle grandi aziende (ma sempre di più anche nelle medie e piccole) tutto il territorio viene mappato con l’uso dei gps (collegamento via satellite). Le mappe georeferenziate, che  riportano la tipologia del terreno e le rese produttive, vengono poi utilizzate da centraline che, montate sullo spandiconcime, permettono di dosare la quantità del fertilizzante distribuito in funzione della specifica necessità, zona per zona.

Lo stesso si può dire per gli agrofarmaci distribuiti con attrezzature che minimizzano la dispersione dei prodotti nell’ambiente grazie a getti mirati e a recupero del prodotto distribuito in eccesso. Anche in questo caso la distribuzione dei prodotti chimici viene fatta quando ce n’è realmente bisogno senza esagerare con le dosi. D’altra parte, al di là della questione ambientale sicuramente molto importante, usare più prodotto del necessario fa incrementare i costi di produzione. Tenendo conto anche della recente impennata dei costi dei mezzi tecnici per l’agricoltura è ragionevole impiegare solo quantità di prodotti necessari.


Le macchine agricole hanno raggiunto un livello tale di automazione che il conducente, dopo avere impostato su una tastiera le operazioni da compiere, si limita quasi esclusivamente al controllo di una corretta esecuzione delle stesse. Sono già in fase di test (quindi siamo oltre la sperimentazione) macchine teleguidate e robotizzate in grado di sostituire quasi completamente il lavoro dell’uomo.

Negli Stati Uniti, dove l’agricoltura viene praticata su territori smisurati a perdita d’occhio, in genere privi di ostacoli naturali, la sperimentazione è in una fase più avanzata rispetto all’Italia, ma già sono disponibili mezzi meccanici agricoli in grado di muoversi autonomamente e con destrezza anche in spazi ristretti.

E dove non può arrivare con i mezzi tecnici, l’uomo tenta di sfruttare al massimo le caratteristiche genetiche delle piante, operando una spinta selezione delle varietà in funzione di risultati produttivi sempre più brillanti. Innanzi tutto la resa, ma anche la resistenza alla siccità o, dall’altra parte, a una eccessiva quantità d’acqua nel terreno. E anche la resistenza agli insetti, almeno in parte, può essere sviluppata con la selezione. Se poi la selezione con i metodi naturali non è sufficiente, allora scende in campo, come scorciatoia, la modificazione genetica. In Italia, per ora, le coltivazioni di organismi geneticamente modificati sono vietate per legge, ma nel mondo stanno crescendo. Nel 2014 hanno raggiunto infatti i 181,5 milioni di ettari, 6 milioni in più rispetto all’anno precedente, diventando una prassi abituale per 18 milioni di agricoltori di 28 Paesi.


Anche in zootecnia, settore in perenne difficoltà, l’innovazione tecnologica sta facendo grandi passi. Nelle grandi stalle la mungitura è ormai robotizzata e gli animali, riconosciuti tramite microchip sottocutaneo, vengono nutriti con razioni specifiche in funzione delle loro destinazione produttiva. Anche qui il singolo animale può essere esaminato a distanza con pc, tablet o smartphone per avere sempre sotto controllo la situazione di tutta la stalla.

C’era una volta l’agricoltura…


 

 

 

giugno 2017


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