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Cultura e Spettacolo

31/10/2014

Pensieri e parole tra Leo Turrini e Mogol


Articolo e foto di: Matteo Franzoni



Ospite d’eccezione Giulio Rapetti, in arte Mogol, a chiudere il ciclo delle fiere d’ottobre di Sassuolo in una folta Piazza Garibaldi nell’ultima soleggiata domenica d’ottobre. Il paroliere italiano per eccellenza si è intrattenuto con il pubblico in una piacevole conversazione guidata da Leo Turrini.


Le Minigonne ad aprire l’intervista


Pubblico delle grandi occasioni in questa soleggiata ma fresca domenica pomeriggio d’ottobre. Ad allietare il pubblico sassolese interverrà infatti Giulio Rapetti, in arte Mogol, che insieme al giornalista Leo Turrini condividerà esperienze, conoscenze e avventure vissute nella sua lunga e fortunatissima carriera artistica.

A salire sul palco per prime però sono le Minigonne, un quartetto tutto al femminile che avrà l’onore di anticipare Mogol. Conosciamo le ragazze prima che salgano sul palco e rimaniamo favorevolmente colpiti dalla loro carica e voglia di esibirsi nonostante ammettano di sentirsi molto emozionate dalla presenza del grande paroliere, per loro un vero e proprio mostro sacro. Le ragazze, provenienti dal Piemonte, dall’Emilia e dalla Lombardia, sono specializzate nella musica anni 60  e suoneranno brani del leggendario repertorio Mogol-Battisti come “Dieci ragazze” che hanno opportunamente trasformato in “Dieci ragazzi” e 7 e 40. Salgono sul palco e subito la loro energia si sprigiona attraverso strumenti e microfono, il pubblico ammirato gradisce la musica al punto da unirsi alle Minigonne nel cantare le famose strofe che risultano senza tempo.


Leo Turrini introduce Mogol


Terminata l’esibizione canora delle Minigonne sale sul palco Leo Turrini, incaricato a presentare Mogol. Le parole usate dal giornalista sono semplici ma immediate, definisce il paroliere la migliore espressione della cultura popolare, un uomo che ha lasciato e lascia tuttora un segno grazie alla sua innata capacità di scrivere. Ma da dove viene il nome Mogol? E qui esce un racconto divertente che ci racconta la nascita dello pseudonimo. Giulio infatti mandò almeno una trentina di nomi d’arte alla Siae ma nessuno venne accettato. Incaricò allora amici e parenti di sbizzarrirsi con la fantasia e la seconda volta ne presentò centoventi…e tra tanti venne scelto Mogol con la reazione preoccupata del paroliere che pensò scherzosamente “Oddio un nome cinese..” . Da questo piacevole ricordo la conversazione vira su temi d’attualità e politica. L’artista si dice poco soddisfatto dell’Italia d’oggi, troppo provata dal malgoverno degli ultimi decenni che l’ha portata sull’orlo del baratro. Mogol consiglia saggiamente di non vivere al di sopra delle proprie possibilità perché questo comportamento irresponsabile causa tanti problemi e dice che ora non resta che sperare in una inversione di tendenza. Racconta poi che da giovane c’era chi lo considerava un autore fascista, questo perché chi non scriveva canzoni con il pugno alzato veniva considerato un qualunquista o fascista. Lui invece si definisce figlio di un antifascista, il padre infatti, alle sue continue richieste di regalargli il vestito da balilla che tutti i suoi coetanei avevano, rispose che non poteva comprarglielo perché non aveva soldi a sufficienza, poi la settimana dopo gli donò una bicicletta di maggior valore rispetto al vestito tanto richiesto.

Mogol , uomo moderato, non uno speculatore e soprattutto mai alla ricerca di applausi perché per avere successo bisogna sapere scrivere cose belle in cui si crede.


Il duo storico Mogol – Battisti


Il sodalizio musicale di maggior successo in Italia, Mogol alla scrittura, Battisti alla voce. Tra gli innumerevoli successi del duo artistico il paroliere ricorda in particolare “Pensieri e parole”, “I giardini di marzo”, “Il mio canto libero” e “Canzone del sole”. Mogol mette del proprio nelle canzoni che scrive, alcune sono decisamente autobiografiche come “Pensieri e parole” mentre in altre,  come “Non è Francesca” non c’è alcun riferimento autobiografico.

Ha una grande nostalgia di Battisti, anche quando la loro separazione artistica fu sancita da alcune influenze negative, i due rimasero comunque amici. A unirli c’è sempre stata la musica, che per Lucio era l’unica grande passione di vita, mentre per Mogol oltre alla scrittura ci sono stati il grande amore per l’equitazione e lo sport. Quando Battisti venne ricoverato, Mogol scrisse una lettera per lui che affidò a una infermiera, incaricata di consegnarla personalmente al cantante e Lucio nel leggerla pianse, a ulteriore riprova del loro fortissimo legame.


Altre collaborazioni illustri


Non soltanto Battisti nella splendente carriera di Mogol, ma anche Mina con la quale ha avuto un rapporto schietto e Celentano, altro pilastro della musica italiana. Il paroliere definisce Mina una grande interprete ma racconta al pubblico di averla aspramente criticata in alcuni casi perché a suo dire l’artista lombarda alle volte avrebbe cantato con la tecnica vocale che non basta ad emozionare gli ascoltatori tralasciando il canto con il cuore, che arriva sempre a chi ti ascolta. Critica apprezzata dalla cantante che interpretando “Canzoni stonate” con il cuore si rese conto dell’importanza del suggerimento e chiamò Mogol per dirglielo. L’amicizia con il Molleggiato invece c’è fin da ragazzi, quando Mogol lavorava come impiegato alla Ricordi. Insieme a loro ha lavorato il grande musicista Gianni Bella, autore di musiche bellissime come “L’arcobaleno”, il cui testo venne scritto da Mogol in un quarto d’ora, mentre era alla guida della sua auto in autostrada e preso da un impeto di creatività dettò le parole alla sua compagnia che era al suo fianco.


La nuova esperienza dell’opera lirica


Mogol, mai sazio delle proprie esperienze, si è lanciato con Gianni Bella nella creazione di una forma d’arte a lui sconosciuta, il melodramma o opera lirica. Bella ha composto le prime arie poi le ha fatte ascoltare a Luciano Pavarotti,  che si è dimostrato entusiasta incitando il musicista a comporre l’intera opera, Mogol per le parole si è ispirato a un romanzo di Verga, “Storia di una capinera”. L’opera completa è stata presentata all’assemblea dell’ONU il 9 ottobre ed è stata accolta da incessanti applausi per la gioia di Mogol.


La voglia di mettersi sempre in gioco


L’intervista si chiude con Mogol che felice svela al pubblico la prossima uscita di un disco da lui prodotto dove sono presenti 12 suoi capolavori reinterpretati e rivisitati in chiave rock da 12 artisti di fama mondiale, di cui non ci ha voluto svelare i nomi. Cinque mesi di sala d’incisione per far rivivere le sue parole in una nuova dimensione, stavolta rock, per dimostrare l’immortalità di alcune canzoni, che nonostante i 40 anni sono successi intramontabili.

 

 

 

settembre 2017


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