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Cultura e Spettacolo

29/04/2014

Kandinsky, i colori fatti di spirito


Articolo di: Carlo Maria Milazzo



Avete mai visto un arcobaleno viola scuro, azzurro stoviglia, verde pisello, marrone come il legno, giallo canarino e di un rosso stinto che sembra una macchia di vino non cancellata dalla lavatrice?Oppure: avete mai osservato su uno sfondo blu una pioggia di cerchietti, amebe ed insetti? E ancora: vi è mai capitato di guardare dei cavalli rosa impennarsi su una tavola nera come una notte senza luna? Se sì, vuol dire che almeno una volta vi siete trovati davanti ad un quadro di Kandinsky. Se no, avete due ottime occasioni per verificare queste stranezze: una mostra a Palazzo Reale di Milano ed una all'Arca di Vercelli, entrambe dedicate al pittore russo.


Wassily Kandinsky nasce a Mosca il 4 dicembre del 1866, da una madre aristocratica e da un padre commerciante di thé, di origine siberiana. Viene però cresciuto dalla zia, ad Odessa, giacché i genitori si separano. Nel 1886  inizia a studiare diritto ed economia all'università di Mosca.

Nel 1889, nell'ambito di un programma di ricerca della “Società di scienze naturali ed antropologia” partecipa ad una spedizione in Vologda, nel nord della Russia: deve indagare le usanze dei popoli sirieni, una piccola etnia delle nazioni komi. I sirieni abitano isbe con stanze dalle tinte vivacissime ed è in questi interni domestici che Kandinsky viene irrevocabimente attratto dai colori. Al proposito Wassily racconta: “Mi accadde di entrare in una camera e ancora ricordo come me ne stetti affascinato sulla soglia a guardare dentro. Davanti a me stavano un tavolo, delle panche ed una magnifica stufa. La credenza e le dispense erano ravvivate con molti colori disposti disordinatamente. Ovunque sulle pareti erano appese stampe rustiche che raccontavano di battaglie, di un cavaliere leggendario, di una canzone, il tutto reso attraverso i colori. In un angolo c'erano icone che sprigionavano scuri bagliori e innanzi ad esse, emanando un caldo scintillio di stelle, pendeva una lampada per immagini. Quando attraversai la soglia fu come se entrassi in un dipinto e ne diventassi parte”.


Il concetto che è il quadro ad assorbire lo spettatore, e non viceversa, è uno dei cardini del pensiero artistico del nostro pittore. Per stare dentro ad un quadro occorre appartenere ad una particolare categoria di uomini: secondo Kandinsky le persone si dividono infatti in uomini che riconoscono, oltre all'elemento materiale, quello spirituale ed in uomini che vogliono riconoscere solo il materiale. Solo la prima tipologia di individui ha accesso all'arte.

Per entrare in una dimensione spirituale Kandinsky frequenta in Siberia degli sciamani. Chi sono gli sciamani?

Sciamano è uno che viene al mondo col dono della visione ultraterrena, che però ha bisogno di una chiamata dall'alto perché possa attivarsi. Quando gli spiriti scelgono il predestinato gli aprono le porte della percezione sovrannaturale, che si attua tramite malattie allucinatorie, febbri estatiche, alterazioni di corpo e mente. Lo scaimano acquista il potere di conoscere le verità nascoste: egli è per antonomasia l'uomo che sa (questo significa la parola saman nelle lingue dell'Asia centrale e nord-orientale).

A Kandinsky interessano questi illuminati delle steppe, capaci di uscire da sé, di viaggiare in spirito, di scendere nelle profondità della terra, di trasformarsi in uccello per una battaglia aerea con le potenze maligne che ammorbano l'uomo. L'ispirazione superiore degli sciamani seduce il nostro pittore. Le loro visioni bizzarre oltri i confini della realtà gli fanno capire che forme e colori hanno una spiritualità, che punto/linea/superficie sono geometrie con un'anima e collaborano ad un codice segreto del mondo.

Nonostante il richiamo fascinoso dei dipinti, Kandinsky termina, nel 1892, gli studi universitari. Nello stesso anno sposa la cugina Anja Cimiakin.


Nel 1896 Wassily sceglie di dedicarsi totalmente alla pittura. Emigra a Monaco di Baviera per studiare presso i maestri Azbe e Von Stuck. Dopo aver appreso il disegno del nudo, dell'anatomia e del paesaggio Kandinsky inizia a conformare la sua idea di astrattismo. Una sua significativa frase di questo periodo recita: “Niente è più sbagliato di credere che una fedele riproduzione della natura sia arte”. Tale affermazione è supportata dalle teorie antroposofiche di Rudolf Steiner, ideologo contemporaneo molto stimato da Kandinsky. Steiner, nelle sue conferenze sull'essenza dei colori, asserisce che “oggi non si dipinge ma si imitano figure per mezzo di una specie di disegno, e poi si colora la superficie. Ma allora si tratta di superfici verniciate e non di pittura”.

Steiner sostiene ancora, e Wassily concorda, che “superare il disegno non vuol dire non aver alcun disegno, ma tirar fuori il disegno dai colori, generarlo con i colori stessi. Il colore dà già il disegno, si deve soltanto saper vivere nel colore. Questo vivere nell'elemento colorato conduce allora il vero artista a poter fare totale astrazione dal resto del mondo e a produrre la sua opera d'arte traendola dal colore”.

Nel 1901 Kandinsky fonda insieme ad altri pittori il gruppo Phalanx. Nel lustro seguente espone più volte a Berlino, Mosca, Angers. Nei quadri di questo periodo la realtà è ancora presente, anche se già travisata da colori vividi: il tram è azzurro, le casette di zolfo hanno i tetti verde brillante e le finestre turchine, le staccionate appaiono arancioni, le cassette per imbucare la posta sono giallo limone, le montagne si mostrano violette picchiettate di nero, i cavalli sono di un verde Veronese (colore inventato proprio dal pittore Paolo Veronese).

Nel 1902 Wassily inizia quella che sarà una lunga relazione con l'allieva pittrice Gabriele Munter. Nel 1908 si trasferisce con lei a Berlino. Nel 1911 progetta l'almanacco “Der blaue Reiter”.

La coppia Steiner/Kandinsky filosofeggia anche sul carattere “umano” dei colori. Il rosso è ad esempio aggressivo, ci viene incontro come per assalirci: se tutte le donne in strada fossero vestite di rosso, un uomo temerebbe di essere travolto da un'onda sanguigna. Il giallo è spensierato, irradia e si dissipa in tutte le direzioni: questo spandersi è però anche sinonimo di energia e di intensità. L'azzurro, il colore del cielo, sta lontano da noi, ci abbandona per lasciarci un senso di nostalgia del trascendente. L'arancione è instabile e voglioso di azioni. Il marrone è duro e ottuso.Il bianco è silenzioso, sprovvisto di comportamento attivo ma ha la grande possibilità che precede ogni nascita. Il verde è quieto ma ha una potenzialità intrinseca di dinamismo.


Ecco allora che le tinte dal sentimento umano invadono le tele e si raccolgono in forme che hanno l'anima, che pulsano di spirito. Kandinsky compone quadri di colori che si accoppiano sinuosi o erompono come macchie singole da punti imprecisati o modellano schegge o si squagliano in frittate variopinte o si stilizzano in frecce che trapassano altre sagome. E' questa la realizzazione dell'arte astratta, che non dipinge esteriorità ma solo una sensibilità interiore.

Nel 1917 Kandinsky si risposa con la terza donna della sua vita, Nina de Andreewsky, figlia di un generale. Risiede di nuovo a Mosca ed a Weimar: espone in queste due città, ma anche a Dresda e a New York.

Dal 1922 i quadri di Kandinsky virano al geometrico. Le tele ospitano circonferenze affidate al compasso e triangoli o rettangoli tracciati con la riga. Il colore riempie le figure ma non pare imprigionato, anzi sembra abitare cerchi e trapezi con leggerezza. E poi, in mezzo all'organizzazione razionale spuntano ghirigori come lettere di un alfabeto ignoto, protozoi o altri unicellulari, virgoloni e pettini fluttuanti.

Dal 1929 Kandinsky fissa la sua dimora a Parigi, pur esponendo anche a Londra e negli Stati Uniti. Nel 1939 gli viene riconosciuta la cittadinanza francese.

La morte avviene nel 1944 ed è la morte, come direbbero gli ebrei, di uno tzadik. Tzadik, nella lingua ebraica, è l'uomo giusto la cui grandezza è sancita dal fatto che la morte avvenga in un giorno vicino a quello del suo compleanno. Kandinsky lascia questo mondo il 13 dicembre, probabilmente da uomo giusto ma di sicuro da vero e immenso creatore d'arte.


 

 

 

giugno 2017


EDITORIALE

di: Alberto Bortolotti

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