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Agroalimentare

22/01/2014

La cooperazione favorisce lo sviluppo internazionale e garantisce la sicurezza alimentare

In un contesto in cui quasi 800 milioni di persone soffrono la fame


Articolo di: Lamberto Mazzotti       Foto di: Centro Stampa



La sicurezza alimentare è minacciata da numerosi fattori, quali il sensibile aumento della popolazione mondiale (ogni giorno la terra deve nutrire 220.000 persone in più), il diffuso fenomeno dell’urbanizzazione, che sottrae le superfici più fertili all’agricoltura, la crescente coltivazione di produzioni a scopi energetici, il profondo mutamento delle abitudini alimentari con un sempre maggiore spostamento verso la dieta proteica. In un simile scenario, il numero delle persone che quotidianamente rischia la fame, già oggi drammaticamente vicino a quota 800 milioni, a cui si aggiunge un altro miliardo che vive ai limiti della sussistenza, è destinato a salire ulteriormente nei prossimi decenni quando la popolazione aumenterà dagli attuali 7 miliardi ai quasi 9 previsti per il 2050”.


È questo l’accorato allarme lanciato da Romano Prodi, presidente Fondazione Popoli, al convegno “Dal seme al cibo, il valore aggiunto della cooperazione” organizzato a Bologna dall’Alleanza delle Cooperative Italiane e moderato da Rosario Altieri, presidente nazionale AGCI.

“Di fronte a tali esigenze – ha proseguito Prodi – dovremo quindi avere sempre più cibo, ma l’attuale organizzazione dell’agricoltura mondiale non è purtroppo in grado di rispondere a questa sfida. Dopo la grande rivoluzione verde, che tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del secolo scorso ha aumentato la produttività agricola mondiale al ritmo del 4% annuo, siamo entrati infatti in una fase in cui questa progredisce a mala pena dell’1% annuo”.


Sulla stessa lunghezza d’onda anche Stefano Zamagni, professore all’Alma Mater Studiorum di Bologna, che ricordando i gravi problemi legati alla povertà ma anche alla sottonutrizione ed alla malnutrizione, ha puntato il dito sulla responsabilità etica che impedisce una equa distribuzione del cibo, di per sé sufficiente a sfamare tutta l’attuale popolazione mondiale. “In questo scenario – ha proseguito Zamagni – la cooperazione rappresenta lo strumento più efficace per garantire la democrazia e lo ‘sviluppo umano integrale’ che si contrappone al concetto di crescita e riunisce tre dimensioni: una quantitativo-materiale, una socio-relazionale e una spirituale”.

Anche Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative e co-presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, ha espresso preoccupazione per la difficile situazione mondiale sottolineando l’esigenza di correggere la politica agricola per poter garantire la sicurezza alimentare ed evitare le tensioni che inevitabilmente si producono tra i popoli che non hanno accesso al cibo.


“Attraverso i numerosi progetti avviati in diversi paesi – ha aggiunto Gardini – la cooperazione può fornire un aiuto concreto per ridurre le ingiustizie in questo campo e assicurare uno sviluppo equo trasferendo conoscenze e competenze alle popolazioni locali”.

L’importanza del ruolo della cooperazione per garantire la sicurezza alimentare è stato ricordato anche da Giampaolo Cantini, direttore generale Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. “A tale proposito – ha dichiarato Cantini – il pdl di riforma della Legge 49/87 inserisce anche le cooperative e le imprese sociali tra i soggetti beneficiari dei crediti di aiuto in favore dei Paesi in via di sviluppo”.

A questo proposito, esprimendo soddisfazione per la decisione del Governo di aumentare le risorse destinate ai progetti di cooperazione internazionale, l’Assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni ha ricordato che le imprese cooperative possono svolgere un ruolo determinante per lo sviluppo dei paesi più poveri facendo leva su modelli di produzione sostenibile.


Giovanni Monti, presidente Legacoop e ACI Emilia Romagna, ha sottolineato la capacità della cooperazione di mettere in relazione il territorio e i produttori da un lato con i consumatori dall’altro, costruendo una rete globale in grado di favorire lo sviluppo e la coesione sociale.

Nel corso dei lavori sono poi state presentate alcune interessanti esperienze come quella di Coopermondo (illustrata dal direttore Danilo Salerno), un’associazione per la cooperazione allo sviluppo che tra il 2008 e il 2012 ha realizzato 131 progetti in 57 paesi di cui il 33% in Africa, il 33% nelle Americhe, il 23% in Europa e l’11% in Asia. Il presidente Vittorio Rinaldi e il direttore Paolo Palomba hanno invece illustrato la storia di Altromercato, un consorzio che da 25 anni lavora per la promozione e la realizzazione di pratiche di economia solidale finalizzate a uno sviluppo sostenibile, al Sud come al Nord del Mondo, promuovendo il commercio equo e solidale. Maura Latini, direttore generale alla gestione di Coop Italia, ha poi presentato l’esperienza dei prodotti Solidal Coop, che comprendono 60 referenze provenienti da produttori operanti in diversi paesi del Sud del mondo e sviluppano un fatturato superiore ai 25 milioni di euro. Luciano Sita infine ha illustrato l’attività del CEFA: nata nel 1972, questa Onlus ha sviluppato oltre 150 progetti di formazione agricola per lo sviluppo delle popolazioni povere dell’Africa, dell’America latina e dei Balcani.


 

 

 

luglio 2017


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