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Internazionale

15/10/2013

La storia dell'Albania nell'archivio Baldacci viene da Marubi


Articolo e foto di: Albana Temali



E' da tanto tempo che mi preme scrivere qualcosa sui legami storici tra líAlbania e líItalia ed in particolare tra Scutari e Bologna. Due città nelle quali la mia vita ha trovato radici, la prima per destino e l'altra per mia scelta, entrambe molto importanti perchè fanno parte di me e faccio parte di loro.
E' troppo facile parlare con entusiasmo delle cose che ti stanno molto a cuore, ma è altrettanto difficile suscitare lo stesso entusiasmo nell'interlocutore. Per questo, da tempo mi sono messa in cerca di indizi, storie, documenti, qualcosa di originale che avrebbe potuto essermi di aiuto.
Allo scopo, un giorno mi sono recata alla Biblioteca dell'Archiginnasio ed ho incontrato la mia prima inaspettata sorpresa. In una delle sale d'ingresso mi sono trovata di fronte al manifesto di una mostra fotografica che riportava in bella evidenza la foto di due albanesi in costume tradizionale.
Il titolo della mostra "Una passione tutta balcanica - politica coloniale, affari, e botanica tra la dissoluzione dell'Impero ottomano e la guerra mondiale" era già indicativo ed ho riconosciuto immediatamente l'autore di quella foto: Marubi, il noto fotografo di Scutari. Le due cose mi hanno suggerito il legame che stavo cercando: Antonio Baldacci, ex console onorario d'Albania a Bologna ed il suo archivio del fotografo scutarino.
Mi sono quindi attivata a sfogliare tutto ciò che era stato scritto sull'autore, sulla mostra e sul fondo Baldacci.
Merita citare che la mostra fotografica era stata organizzata nel 2005 dalla Biblioteca dell'Archiginnasio in occasione della donazione da parte degli eredi del ricchissimo archivio Baldacci, composto di corrispondenze e foto e dove tra le quali quelle realizzate da Marubi tra Albania e Montenegro.
Marubi e Baldacci, entrambi italiani, ma se Marubi era un garibaldino e si era recato in Albania per cercare protezione ed era diventata la sua seconda patria, Baldacci era un botanico che fece ingresso nei Balcani per motivi scientifici e commerciali e si occupò soprattutto dell'Albania della quale fu anche console onorario. Storie diverse, apparentemente con nulla in comune ma, se viste da un differente punto di vista, sono anche intrecciate se non altro per il fatto di voler in qualche modo documentare e far conoscere la storia di quel paese.

 

Marubi


Pietro Marubi, architetto, pittore e scultore, attorno al 1850 si sente costretto a lasciare l'Italia a causa della sua partecipazione al movimento garibaldino e decide di immigrare in Albania.
Dopo un breve soggiorno nel sud del paese, si trasferisce a Scutari, dove prende il via la sua nuova vita, lontano dai pericoli ed accolto con grande calore dagli scutarini.
In quella città apre uno studio fotografico che, essendo il primo in Albania, diventa uno dei più importanti dei Balcani. Morto nel 1904, lascia lo studio con il suo nome al collaboratore Kel Kodheli che a sua volta diventa anche fotografo ufficiale della corte del Montenegro. L'attività prosegue poi con suo figlio Gega che negli anni venti aveva fatto esperienza in Francia, presso i fratelli Lumiére.
Oggi la Fototeca Marubi di Scutari che custodisce l'archivio Marubi è riconosciuto come patrimonio internazionale dall'UNESCO, conserva più di 100.000 negativi e costituisce un esempio quasi unico in Europa per qualità, continuità cronologica ed importanza documentaria delle immagini.


Baldacci


Antonio Baldacci, (1867-1950), botanico e geografo, cultore di studi etnografici, politici e socio-economici fa il primo viaggio nel Montenegro nel 1885. Inizialmente il suo compito Ë quello di produrre articoli a carattere scientifico per il bollettino della società geografica italiana.
In seguito Compì numerose spedizioni scientifiche negli anni tra il 1885 e il 1904, così da accumulare un copioso bagaglio di minuziose osservazioni, ma anche di conoscenze e amicizie che si rivelarono particolarmente utili per gli interessi economici, politici e militari del Governo italiano in area balcanica.
In questo quadro, dal 1925 Baldacci si è occupato soprattutto dell'Albania. In quegli anni fa in autonomia studi e pubblicazioni e, a partire 1928, anche attraverso collaborazioni di ambito scientifico e politico con alcuni istituti locali.
Nel 1931 e fino al 1939 (anno in cui l'Albania si unì alla corona italiana), Baldacci Ë console generale onorario d'Albania a Bologna.
Dal 1942 fa parte del Consiglio direttivo del Centro studi díAlbania presso l'Accademia d'Italia, diventa membro dell'Istituto di studi albanesi di Tirana e consulente culturale della Luogotenenza generale in Albania fino al 1943, quando l'Albania viene occupata dalle truppe tedesche.
Delle sue pubblicazioni, oggi sono rimasti circa 250 tra articoli e volumi tra i quali ricordiamo gli itinerari albanesi, Roma, Società Geografica Italiana, 1917. L'Albania, Roma, Istituto per l'Europa Orientale, 1929. Scritti Adriatici, vol. 1, Bologna, Compositori, 1943.
La passione balcanica di Baldacci si spiega con il fatto che prima di essere un politico è uno studioso: l'interesse per lo sconosciuto e la ricerca dell'approfondimento del già conosciuto, sono la sua base. Come dimostra il materiale fotografico regalato alla Biblioteca dell'Archiginnasio, circa 36 foto, anche se non firmate, provengono senza dubbio dallo studio fotografico Marubi di Scutari. Si tratta di vedute e paesaggi d'Albania, ritratti di uomini e donne abbigliati con i costumi tradizionali, foto di gruppo ed istantanee di membri della famiglia reale montenegrina eseguite in occasione di cerimonie ufficiali.
Oggi l'Albania suscita  senza dubbio un interesse maggiore grazie anche ad una conoscenza più approfondita di un paese tra i più piccoli, ma anche uno dei più belli dei Balcani.
Questo archivio di Baldacci rappresenta un valore inestimabile per la conoscenza di una storia remota che indiscutibilmente viene in aiuto per approfondire i legami storici tra l'Albania ed il nostro paese.




 

 

 

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