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Turismo

08/07/2013

L'Adige in bici


Articolo e foto di: Paolo Del Mela



E’ possibile andare dal confine con l’Austria (passo Resia) fino a Verona in bici su strade senza traffico automobilistico? Certamente, è tutta pista ciclabile, ed è anche possibile lasciare a casa l’auto e spostarsi con il treno in tutta comodità. Lo abbiamo fatto io e l’amico Armando in quattro tappe, approfittando di una finestra meteorologica settembrina  particolarmente favorevole. Partiti da Bologna con il treno delle 7,10 con bici al seguito  e dopo diversi cambi e un po’ di avventura, siamo giunti al passo Resia alle 13,50. Con noi uno zaino con il minimo indispensabile e tanta voglia di pedalare in mezzo alla natura. Passo Resia è una borgata piena di graziose casette e piccoli alberghi costruita in riva all’omonimo lago artificiale . Intorno prati verdissimi, boschi di abeti ed acqua azzurra.


Sullo sfondo, verso sud, si staglia imponente la bianca mole dell’Ortles in compagnia delle altre notissime cime del Gran Zebrù e del Cevedale. Una visione fantastica che ti fa venire voglia di sederti in riva al lago e perderti nell’infinito. Ma la tabella di marcia incombe, quindi, assicurati solidamente gli zaini al portapacchi, iniziamo la pista ciclabile che parte proprio fuori dal paese. Costeggiamo il lago affollato di uccelli acquatici che si cullano placidamente  e perveniamo alla prima curiosità; Il campanile che emerge dall’acqua, ultimo residuo del vecchio paese sommerso dal lago artificiale. Ci sono tanti turisti a fotografare e ci fermiamo anche noi. Si sente parlare solo tedesco, Il gelataio parla tedesco, le auto sono tutte austriache , anche gli uccelli acquatici sono “germani” … aiuto siamo circondati! Poi esperite le foto di rito ci gettiamo giù per la pista perché l’avventura ci attende. Superato il lago di Resia arriviamo ad un secondo lago , quello di S. Valentino dove spira un vento impertinente e dove ci siamo fermati ad ammirare alcuni surfisti che facevano evoluzioni trascinati da parapendii coloratissimi. Poi ancora discesa e la pista si infila in piccole borgate con case vecchie ma affascinanti, dove non mancano mai i fiori alle finestre e le pitture sui muri. Intorno odore di stalla che ci ricorda una delle ricchezze di questa terra e che poi non è troppo fastidioso. Siamo a Burgusio , una piccola borgata piena di storia , con i ruderi di un castello magnificamente conservato, e dominata  dal santuario di Monte Maria. Una imponente mole bianchissima che domina la valle. Scendiamo ancora con pendenze che superano il dieci percento e con una fantastica volata ci ritroviamo a costeggiare le mura antichissime di Glorenza che ci attende in tutta la sua fantastica scenografia medioevale. Non è facile trovare un intero paese che conservi intatta la sua cinta muraria e dove le case sono ancora quelle di allora.


Accanto l’Adige è un allegro rigagnolo di acqua lattiginosa . Anche qui foto di rito e poi di nuovo in viaggio. Ora siamo discesi di circa 500 metri e la valle si fa larga, cominciano le prime coltivazioni di mele e siccome la ciclabile ci passa proprio in mezzo possiamo ammirare un’altra ricchezza dell’Alto Adige. Sono frutti già pervenuti a maturazione e gli alberi ne sono letteralmente pieni tanto da far piegare le piante. I colori poi sono i più vari , dal giallo verde delle Golden al rosato delle Fuji al rosso vivo delle Gala al porpora quasi nero di un altro tipo di mela del quale non siamo riusciti a capire il nome. Un cartello ci informa che annualmente in Alto Adige si producono oltre 5 miliardi di frutti e tutti di ottima qualità. In pratica una mela su dieci prodotta in Europa proviene da qui. Un agricoltore  soddisfa alcune nostre curiosità e poi ci regala due pomi rossi come la mela di Biancaneve. Ce li andiamo a gustare su una panchina in riva all’Adige che è diventato più grande: sono frutti croccanti e succosi. Poi le ombre della sera ci inducono ad affrettarci a trovare un alloggio. Pensavamo di non avere problemi in Settembre inoltrato, invece è pieno di pensionati tedeschi che vengono a godersi la val Venosta in bassa stagione. Troviamo a fatica una camera in un albergo di Silandro, un grazioso e pulitissimo paese, dove nel centro storico si va a piedi anche con le biciclette ed è pieno di gente e di negozi aperti. Cena e a letto presto perché domani si pedala per quasi tutto il giorno. La seconda tappa prevede il percorso Silandro-Merano-Bolzano-Ora. Circa novanta chilometri ma tutti in leggera discesa o in pianura. Tra castelli e immense coltivazioni di meli maciniamo i chilometri quasi senza accorgercene, poi superato il salto di Lagundo arriviamo a Merano dove decidiamo di visitare la città e di fermarci per un panino.


Città deliziosa Merano, con un centro storico arricchito da palazzi di architettura asburgica e di aiuole coloratissime. Anche qui ampi spazi esclusivamente pedonali dove la gente si gode il sole sulle panchine in riva al fiume. Ci sediamo anche noi con in mano un hot dog acquistato da un ambulante. Spero di non sentirmelo nello stomaco per il resto del pomeriggio. Partiamo di nuovo per Bolzano, ma ora la valle è talmente ampia che lo spettacolo ne soffre. Ci sono ancora sterminate coltivazioni di  meli, piantati  fin sulle sponde del fiume, una cosa incredibile. In vista di Bolzano, con lo scenario del rosato gruppo del Catinaccio sullo sfondo, facciamo una sosta su una panchina e, mentre addentiamo un po’ di cioccolato, si avvicina un tedesco tutto vestito in grigioverde e con uno zaino che sembra un condominio che ci chiede informazioni. Facciamo fatica a capirci ma poi ci racconta che è arrivato a piedi dalla Germania attraverso la Svizzera e deve andare a Pieve di Ledro sopra Riva del Garda. Dice che ha già percorso a piedi 600 Km! Guardo Armando e gli dico che abbiamo trovato uno più pazzo di noi. Mentre consultiamo una cartina della zona vedo che si potrebbe giungere ad Ora attraverso la valle e il lago di Caldaro, godendo un panorama certamente più interessante e percorrendo una ciclabile inizialmente un po’ in salita. Decidiamo per la variante, salutiamo il tedesco e partiamo. Avevo ragione, percorrendo il vecchio tracciato di una ferrovia arriviamo in cima ad un colle coperto da immensi vigneti e la ciclabile ci passa proprio in mezzo. Anche qui i vecchi castelli si sprecano, e poi è pieno di ciclisti che come noi si divertono a percorrere queste stradicciole in mezzo al verde. Il lago di Caldaro ci appare placido tra il verde dei vigneti e al termine di una lunga e riposante discesa. Ci sono alberghi con terrazza vista-lago pieni di biondi turisti tedeschi che si godono il tramonto ed un sorso di vino tanto per cominciare la serata, che, di sicuro, finiranno poi con gli occhietti piccoli, le guancette rosse e grasse risate. Una svolta a destra e poi varcato di nuovo l’Adige arriviamo anche noi un po’ provati presso un ottimo albergo di Ora. Al mattino dopo le gambe sono indolenzite e il fondoschiena è dolorante, mi chiedo se mai riusciranno ad inventare una sella più umana, ma non importa, ci siamo intestarditi di farcela e ce la faremo ad arrivare a Verona. La valle dell’Adige mi è sempre sembrata lunga quando la percorrevo in auto, ma non potete immaginare quanto è interminabile percorsa in bici.


Scorrono lentamente i paesi, ma proprio per questo lento incedere  scopriamo angoli di bellezza inediti, Salorno con un magnifico castello infrattato su una guglia nascosta, vecchie case rurali di una eleganza ineguagliata e pittoresche frazioni che danno la sensazione di un piacevole scorrere lento della vita. Poi S. Michele all’Adige, Trento, Calliano con il suo magnifico borgo fortificato,Rovereto ed infine Ala dove ci fermiamo per la notte in un albergo per camionisti. La vista del letto è la cosa più desiderabile della vita. Il giorno dopo siamo pronti per l’ultima tappa, la mattinata è fresca e come Dio vuole ci rimettiamo in sella, dopo Borghetto la ciclabile termina e dobbiamo per alcuni chilometri pedalare su strada provinciale. Per fortuna c’è poco traffico , poi dopo un po’ troviamo di nuovo la ciclabile che attraverso Rivoli ci porterà a Verona.Le fortificazioni di Rivoli ci appaiono improvvisamente e superato quest’ultimo ostacolo una lunga discesa ci condurrà al termine del viaggio. Armando si mette a cantare “Rivoli bel suol d’amor”, io penso “rivo- li e poi basta” ma ci si presenta di fronte una salita con pendenza 10% che ci consuma le ultime energie. In cima al colle stremati salutiamo l’Adige e la sua valle interminabile. Discendiamo la collina  e sembra fatta ma ci sono ancora una trentina di Km da percorrere lungo un canale che non finisce mai per arrivare finalmente a Bussolengo, Chievo ed infine alla tanto agognata Verona. Leggiamo il totale sul contachilometri segna 320, per fortuna c’è il treno che ci riporterà a casa.

 

 

 

novembre 2017


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