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Rododentro

22/04/2013

L’incredibile storia della foto del senatore Crimi che dorme


Articolo di: Andrea Dal Cero       Foto di: Alberto Lingria



Era il giorno dell’incontro in streeming tra Bersani e il M5S. Il tempo sembrava volare e le persone, nella frenesia del palazzo, anche. Non so dove sia andato a riposarsi Bersani, ma dove Crimi abbia ceduto a un colpo di sonno, invece, lo sa tutta Italia.


Chi l’ha visto in quel momento chiudere gli occhi a Palazzo Madama è stato il fotografo mantovano Alberto Lingria che da giorni seguiva gli avvenimenti politici da Roma. Click, la foto è fatta!

Lingria spedisce la foto alla posta di Stefano Porta, fotografo milanese che lavora per il Corriere della Sera. La foto è accettata dal giornale che la compra sia per l’online che per la versione cartacea. “Crimi che dorme” finisce in rete e, nel giro di poche ore, viene ripreso da giornali on line, blog, siti privati e pubblici, organi di partito e replicata all’infinito su Facebook. Nel frattempo molti quotidiani pubblicano a loro volta la foto citando il Corriere della Sera, ma anche no. Il nome di Alberto Lingria non appare mai.


L’autore della foto più vista del periodo non lo conosce nessuno. La sua immagine è stata rubata da praticanti, diportisti e professionisti dell’informazione. A lui la foto è stata pagata 12 euro per l’online e 40 euro per il Corrierone di carta. In più deve ringraziare Porta, che in questo caso gli ha fatto da procuratore, versare la quota della cassa e pagarci le tasse.


Ho incontrato Stefano Porta la settimana scorsa a Milano in occasione di un convegno dell’AIRF (Associazione Italiana Reporter Fotografi) e mi ha mostrato la documentazione del pubblicato e le stampate delle pagine dei siti dove la foto è stata rubata e pubblicata. Stava andando dal suo avvocato per istruire una causa. Mancata corresponsione dei diritti d’autore, maleducazione, furto... non so. Ma non è possibile che si vada avanti in questo modo.


“Per raccontare questa storia su giornalistinews ho bisogno di pubblicarla anch’io - gli ho detto - posso stare tranquillo o te la prendi pure con me?”

“Vai agile - mi ha risposto - te la libero volentieri. Spero che almeno serva a qualcosa”.

 

 

 

giugno 2017


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