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Formazione

29/03/2013

Un anno di Formazione

Fondazione Ordine dei Giornalisti / Emilia Romagna


Articolo di: Emilio Bonavita



É trascorso ormai più di un anno dalla presentazione della Fondazione dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna svoltasi il 28 settembre 2011 a Villa Pallavicini nella sede della Scuola Superiore di Giornalismo. Un anno che ha visto la Fondazione impegnata, oltre  che in un’opera di sostegno alla struttura ordinistica con convegni e presenze a dibattiti in tutta la regione, soprattutto in una costante proposta formativa che ha reso questi mesi molto impegnativi per una piccola struttura basata quasi esclusivamente sul volontariato dei singoli e sulla abnegazione di una segreteria che ha gestito l’afflusso e la risposta alle richieste dei colleghi con solerte efficienza. La Fondazione ha proposto ai giornalisti una serie di corsie formative che hanno avuto un’ottima accoglienza per il pregio di proporre soluzioni alle specifiche esigenze dei colleghi. Proprio in relazione ad un approfondimento sui problemi e sull’etica della  formazione, mi sembra opportuno, ai fini di una riflessione comune, riportare in questa contesto le parole del collega Enzo Spaltro, membro del nostro Comitato tecnico scientifico e tra l’altro presidente dell’AIF (Associazione Italiana Formatori):


“Tutte le volte che si comincia a discutere di formazione ci si trova di fronte a una contraddizione: quella tra la formazione e lo sviluppo, cioè tra il presente ed il futuro. Ci si chiede se dobbiamo inseguire un bersaglio fisso e fare i replicanti o inseguire un bersaglio mobile e fare i movimentisti. Nel primo caso abbiamo a che fare con la pratica dello scoprire e con la mentalità etica, cioè col migliorare il presente, l’esistente, servendosi del passato. Nel secondo caso abbiamo a che fare con la pratica dell’inventare e con la mentalità estetica, cioè col migliorare il futuro, l’inesistente, servendosi del progetto. Così dalla bontà si passa alla bellezza, al calòs kài agathòs dei greci. Il bello prima del buono. Una formazione futura deve saper fronteggiare l’inesistente e il mistero. Deve essere una formazione fondata anche sulla speranza e non solo sulla tradizione, sulla sopravvalutazione degli allievi e non sulla loro apatia, sull’invenzione e non sulla scoperta. Una formazione, uno sviluppo e una scuola possono essere più belle. Una scuola futura deve saper affrontare il mistero del conoscere senza volerlo di necessità trasformare in segreto. Ha bisogno di una sua capacità di inventare il futuro, senza essere terrorizzata dall’ù-topìa o dall’ù-cronìa, cioè dall’inesistenza nello spazio e nel tempo. La paura dell’inesistenza non ci deve impedire di esistere. Una scuola deve vivere, non sopravvivere. La formazione deve essere capace di inseguire i bersagli mobili e di prevedere la posizione di quei bersagli nel tempo, essendo contemporaneamente formazione e sviluppo. Ma deve anche essere capace di accontentare il diritto e il dovere di soddisfare il desiderio di benessere e la speranza di bellessere. Questa è una formazione che ho in mente. Ora vi invito a pensare a che risultati si può arrivare con un’idea del genere in mente. I giornalisti  potrebbero pensare più al loro imparare che al loro insegnare. Io li invito a volare alto. Questo ci porta a un difficile contatto col mondo delle motivazioni. Dalle risorse scarse a quelle abbondanti: motivazioni più desideri; perché desiderare è una risorsa non un costo.”


E’ questa etica, messa in rilievo dalle parole del prof. Spaltro, che ci ha guidato verso le  proposte formative della Fondazione. Abbiamo cercato di presentare corsi che dessero risposte alle necessità formative dei colleghi, proposte concrete, in cui oltre alla parte  teorica abbiamo privilegiato il contatto tra i discenti e gli importanti testimonial che, lavorando sul campo, hanno avuto la possibilità di trasmettere la loro esperienza nella variegata gamma di attività che il giornalismo propone.


Così, dal  dicembre 2011 la Fondazione ha proposto ben 17 corsi: Corsi-Eventi svolti nel 2011-2012 - download »


Come è possibile costatare, l’impegno è stato continuo, considerando tra l’altro le esigue risorse della Fondazione; i costi sono stati molto contenuti grazie alla collaborazione di colleghi che hanno apportato il loro contributo a titolo gratuito.

Il corso più numeroso, come è facile intuire, è stato quello dedicato ai giornalisti neo pubblicisti: si tratta infatti di un momento formativo assolutamente indispensabile per coloro che si affacciano per la prima volta alla professione giornalistica, pur svolgendo altre attività. Il corso dedica momenti formativi all’etica, alle normative e alle leggi che regolano questo mestiere, indispensabili per affrontare serenamente l’attività  giornalistica, e rappresenta il  primo approccio formale alla vita ordinistica e al mondo della comunicazione giornalistica. Con questi intendimenti, un corso di questo tipo era da sempre auspicato da parte di tutto il Consiglio dell’Ordine, al fine di fornire ai giovani colleghi i primi rudimenti dell’attività ed evidenziare loro il bagaglio di conoscenze necessario per affrontare anche eventuali rischi  che spesso si presentano nell’attività di lavoro. I corsi per pubblicisti sono stati frequentati da ben 280 partecipanti.



Nel grafico si evidenzia il profilo del collega pubblicista; la fascia di età più rappresentata si posiziona in una area che va dai 21 ai 40 anni. Il pubblicista quindi è una persona giovane, con necessità di crescita professionale che solo la formazione permanente può dare, formazione permanente che è sancita dalle nuove direttive ordinistiche e definita dalla recente legge sulle professioni.  

Nella tabella sottostante viene riportato il numero dei partecipanti per ogni corso pubblicisti proposto. Va evidenziato che i corsi sono stati seguiti anche da colleghi di altre regioni.



Un altro importante impegno della Fondazione è stato quello di fornire una preparazione e un sostegno ai colleghi Praticanti per la preparazione all’Esame di Stato per accedere al professionismo,  attività, anche questa, unica nello scenario degli Ordini regionali. Vi sono stati ben 4 momenti formativi, con interventi d’aula, per la preparazione degli argomenti d’esame,  prove di esame simulate con  relative correzioni e discussione dei lavori svolti dai praticanti. Vi hanno partecipato 65 colleghi, provenienti da diverse regioni italiane.



La proposta formativa è stata indirizzata anche a colleghi che già sono occupati o che vogliono intraprendere la professione in Uffici Stampa pubblici o privati. Il corso per uffici stampa è stato appositamente studiato, nella sua impostazione, in modo da fornire ai colleghi i riferimenti necessari a saper affrontare i problemi che questo mestiere comporta, dividendo il progetto formativo in tre fasi nell’ambito delle 40 ore proposte.

La prima ha riguardato le definizioni di base , vale a dire: le regole del giornalismo, il linguaggio giornalistico, la notizia, gli istituti di categoria, l’organizzazione dell’Ufficio Stampa. Nel secondo gruppo di incontri si sono approfonditi gli aspetti relativi all’Ufficio Stampa pubblico, mentre nel terzo sono state affrontate le modalità di lavoro nell’Ufficio Stampa di strutture private. Altro elemento di rilievo è stata la presenza di colleghi  che prestano attualmente la propria attività nell’ambito di importanti Uffici Stampa  sia  pubblici che privati e  che hanno portato testimonianze basate sul loro reale impegno quotidiano, suscitando il  vivo  interesse  dei partecipanti. La domanda di partecipazione a  questo corso è stata molto elevata, tanto è vero che si è reso necessario proporlo in 2 sessioni, la prima nella primavera scorsa,  mentre la  seconda  in novembre-dicembre. Per  facilitare la frequenza, si è  scelto di svolgere le lezioni il sabato, soprattutto per agevolare i corsisti fuori sede. Il corso è  stato frequentato da 78 persone, di cui 18 non iscritte all’Ordine.

Questo dato, molto lusinghiero, ci stimola a ripetere l’esperienza, proponendo ai colleghi argomenti sempre nuovi,  attuali e radicati nel lavoro reale.


 


Il grafico evidenzia le fascie di età dei partecipanti, mentre la “torta”  propone il “profilo d’aula”.   

Altro corso di rilievo e molto impegnativo è stato il corso di 120 ore, semplicemente detto “Corsone”, che ha preso in considerazione, oltre “ai fondamentali” di questo mestiere, tutte le anime del giornalismo: un’ampia rassegna che ha preso in esame Editoria, Web,  Uffici Stampa,  giornalismo sportivo e Agroalimentare,  foto-cine giornalismo,  radio e  televisioni,  giornalismo d’inchiesta. I docenti sono stati  molto coinvolgenti e le testimonianze sono state portate da colleghi affermati che operano nei vari settori. Di seguito riportiamo una tabella in cui si evidenzia la posizione dei 36 partecipanti.


Si è svolto in settembre-ottobre il corso seguitissimo di  Lingua Italiana “ Da Manzoni a Twitter”, una proposta audace ma che ha riscosso un interesse notevole anche da parte non giornalisti. Infatti dei 30 partecipanti, ben 11 non erano giornalisti.



La Fondazione ha effettuato inoltre momenti formativi che si sono svolti in una sola giornata, quali ad esempio “Giustizia a furor di Media”  o “Cittadini Sempre”,  corsi che hanno portato ad alcune riflessioni importati, evidenziando i comportamenti non sempre deontologicamente corretti di alcuni media o comportamenti discutibili da parte dei conduttori non giornalisti di alcune trasmissioni televisive. Gli incontri sono stati caratterizzati da un dialogo continuo con e tra i colleghi, rappresentando un momento di confronto e di stimolo che diversamente, nella vita quotidiana, non riusciremmo ad avere con coloro che svolgono il nostro stesso lavoro,  con colleghi che operano in ambienti diversi e con modalita di approccio ai problemi molto differenziate. I corsi rappresentano così anche un momento di incontro, un’opportunità di conoscenza e di confronto, un modo per ”imparare ad imparare”, arricchendo la propria esperienza professionale con l’apporto delle esperienze degli altri.


I corsi sono stati frequentati in totali da ben 478 colleghi, provenienti non solo dalla nostra regione ma anche da altre località, segno che la proposta formativa è stata considerata meritevole ed interessante per la propria attività lavorativa. Naturalmente i partecipanti più numerosi sono stati i colleghi della provincia di Bologna, seguiti dai modenesi e dai parmensi, fino ai colleghi ferraresi. I dati ricalcano il tasso di presenze dei giornalisti nelle varie province della regione, ma va naturalmente considerato il sacrificio  e l’aggravio  di tempo necessario per raggiungere la sede dell’Ordine per i colleghi provenienti dalle sedi più distanti come Rimini e Piacenza. La tabella sottostante riporta i dati relativi alla provenienza dei colleghi dalle province regionali. 



Considerando il rapporto tra gli iscritti totali all’Ordine dell’Emilia Romagna e i frequentanti i corsi, emerge una percentuale  sicuramente rilevante: il 6,5 % degli iscritti ha frequentato un corso promosso della Fondazione. Un dato molto lusinghiero, che testimonia il bisogno sentito dai colleghi di condividere le proprie esperienze e di confrontarsi e di migliorarsi per arricchire il proprio bagaglio culturale.

Per ultimo desidero ringraziare, in veste di Consigliere della Fondazione, tutti quei colleghi che, in modo del tutto gratuito, hanno portato la loro voce, la loro esperienza e il loro entusiasmo nella conduzione dei vari incontri, e tutti coloro che hanno permesso alla Fondazione dei Giornalisti dell’Emilia Romagna di nascere e crescere e di essere la sola Fondazione di giornalisti in Italia.

 La Fondazione si impegna con rinnovato slancio a perseguire per il futuro la sua “mission” di formazione, per offrire a tutti i colleghi che ne sentono l’esigenza nuovi corsi e nuove proposte per crescere insieme.



Dati e tabelle fornite dalla segreteria della Fondazione. Andrea Tufariello


 

 

 

giugno 2017


EDITORIALE

di: Alberto Bortolotti

Respiro aria giornalistica fin da quando…sono nato. Faccio infatti parte di una famiglia giornalistica d’altri tempi papà Rino tra i fondatori di “Stadio“ (che poi lo zio Adalberto ha diretto) e mamma Annaluisa impiegata ai dimafoni (giovani lettori curiosi eh? Dopo ve lo spiego) hanno... (...segue +)

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