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Turismo

27/02/2017

Aringhe a colazione


Articolo e foto di: Paolo del Mela



Sembra una sfida alle intemperie, visitare un paese già freddo di suo in questo periodo. Eppure quello scoglio gelato appeso al circolo polare artico come uno straccio ha, anche in questa stagione, impensabili attrattive dal punto di vista turistico, beninteso per chi è amante della natura selvaggia, delle cascate , dei ghiacciai, dei geyser, della magia delle aurore boreali e degli immensi spazi aperti del grande nord. E poi non fa tanto freddo, quando siamo atterrati nel primo pomeriggio all’aeroporto di Keflavik non c’era uno straccio di neve e il termometro segnava 6 gradi, faceva quasi più freddo a Bologna.

L’arrivo è stato un po’ desolante, un sole già basso alle 15 , intorno solo immensi campi di lava scura e niente altro fino all’arrivo a Reykjavik, dove una ampia baia circondata da montagne innevate e casette stile nordico ci fanno entrare subito nell’ambiente. Iniziamo con un giro turistico per la capitale che conta circa 150 mila abitanti, la metà circa di tutti quelli che abitano questo paese.  Non c’è molto da vedere, la casetta in riva al mare che ospitò nel 1986  lo storico incontro tra i presidenti Reagan e Gorbacèv , la cattedrale che sembra un’astronave puntata verso il cielo ed il palazzo Harpa opera dell’architetto Oliafur Eliasson che con la sua moderna struttura diamantata di acciaio e cristallo si impone sul porto. Per il resto Reykjavik è una città abbastanza estesa, sicura, e accogliente.

Il secondo giorno partiamo alle 8,30 che è ancora buio, per visitare il parco naturale Thingvellir. Piove a dirotto ed un vento impetuoso ci conferma che le condizioni meteo quassù non scherzano. Perveniamo alla faglia che attraversa il paese in direzione nord sud dove la placca tettonica americana si separa da quella Euroasiatica alla velocità di circa 2 cm all’anno. Una spaccatura nelle rocce che sembra un crepaccio e che percorriamo a piedi stante l’inclemenza del tempo. Sul fondo scorre una sorgente che origina alcune cascatelle che si insinuano tra rocce muschi e licheni e che sono molto pittoresche. In quel luogo avvenne nel 930 la prima riunione del parlamento islandese. Poi arriviamo alla prima cascata importante la Gullfoss. Il fiume si getta in un crepaccio con un salto di circa 50mt e la nebulizzazione trasportata dal vento ha creato pareti ghiacciate con un effetto scenico affascinante. Di arcobaleno nemmeno l’ombra, piove a dirotto. La visita successiva è al campo idrotermale dove numerose polle d’acqua sono in perenne ebollizione e rendono l’ambiente strano fumoso e ovattato, mentre poco distante un potente geyser spruzza, ogni cinque minuti, la sua acqua bollente fino a una ventina di metri di altezza coperto da una nuvola di vapore. Intorno è pieno di giapponesi che reflex alla mano aspettano l’evento. Dopo esserci ristorati ad un self-service con una buona zuppa calda di agnello e verdure risaliamo in pullman per dirigerci verso Vik un piccolo paese sulla costa sud dell’Islanda. Immensi campi di lava a perdita d’occhio sono la testimonianza dell’attività vulcanica che si svolge su questa terra relativamente giovane e che insieme ai rigori della stagione limita l’estendersi dell’ agricoltura e dell’allevamento.

 Ma gli ostinati islandesi hanno imparato da tempo a fare di necessità virtù per cui alcune zone sono coltivate a foraggio e gli ortaggi provengono da ampie serre dove il calore e la luce sono offerte dalla natura stessa in abbondanza (idrotermia e idrotermoelettricità).  Certo deve essere dura vivere in quelle zone, abbiamo  osservato casette isolate dove l’abitazione più vicina era a oltre 10 Km! Ma forse essendoci nati… si vive anche in splendido isolamento. E poi gli islandesi sono un popolo molto pratico e spartano. Ci racconta la guida che la maggior parte dei ragazzi all’età di 16 anni se ne vanno a Reykjavik a studiare e da allora devono imparare ad arrangiarsi da soli.

Dopo aver visitato un’altra cascata che mi ha nebulizzato l’obiettivo della macchina fotografica perveniamo a Vik che è già buio. In questo periodo il sole sorge alle 10 di mattina e tramonta alle 5 del pomeriggio. Sistemazione in albergo ed ottima cena a base di carne di agnello ed altri saporiti contorni.

Il giorno dopo partenza per Dyrholaej  la zona dove il ghiacciaio più grande d’Europa il Vatna Jokull (è grande come la Corsica) allunga le sue seraccate fin quasi alla riva del mare. Ci siamo andati vicini ed il colore dei seracchi è di un affascinante celeste turchese. Nella stessa zona una spiaggia nera accoglie  le briciole degli iceberg che le potenti onde dell’atlantico sminuzzano e depositano lì. E’ un ghiaccio purissimo e trasparente come cristallo, nel contrasto con la sabbia nera della spiaggia, questi frammenti, sembrano diamanti. Poco più in là una laguna che raccoglie il ghiaccio distaccatosi dai seracchi è piena di questi blocchi accatastati che formano bizzarre figure tutte di un bel colore turchese. Una foca fa capolino per un attimo e poi scompare nell’acqua gelida. Dopo aver soddisfatto le nostre curiosità iniziamo il rientro a Vik non senza esserci prima fermati ad ammirare la potenza dell’oceano che si sfoga su una scogliera imponente e a picco sulla spiaggia nera con tanto di faraglioni lanciando in aria spruzzi gelati. Una visione quasi infernale.

Al rientro  in albergo  ci sentiamo appagati di tanta maestosa bellezza.

Il giorno dopo durante il ritorno in direzione di Reykjavik abbiamo fatto sosta ad un piccolo museo dove abbiamo assistito ad un filmato dell’eruzione del 2010 quando il vulcano Ejafjallajokull ha coperto di cenere una ridente fattoria che si trova proprio di fronte ed ha causato danni notevoli provocando lo scioglimento del ghiacciaio formando un fiume di fango ed acqua che ha travolto strade, ponti e campi coltivati per una estensione di oltre 20Kmq. Se qualcuno ricorda la flotta aerea sul mare del nord, a causa della cenere in sospensione, fu messa a terra per oltre un mese.

Infine a sera perveniamo ad una simpatica sorpresa: la BLUE LAGOON. Un complesso idrotermale formato da un lago con acqua calda a 50°C anch’essa di un invitante color turchese. Intrigante fare il bagno all’aperto mentre fuori la temperatura non supera i 3°C . Non sarei più uscito dall’acqua. 

In serata rientro a Reykjavik dove ci attende una ottima cena a base di pesce. Ah dimenticavo le aringhe, ce le hanno servite a colazione, insieme a tutte quelle specialità che fanno delle colazioni nordiche dei veri e propri pranzi. Io le ho assaggiate la sera prima a Vik e vi posso assicurare che sono delicatissime, poco salate e  poco affumicate. Una vera squisitezza, niente a che vedere con quelle che ci rifilano da noi al supermarket. 

A conferma della validità di questa vacanza, vorrei dire una parola sul turismo: l’affluenza dei turisti in Islanda è in continuo vertiginoso aumento. I dati del 2012 fanno registrare un aumento del 20% rispetto all’anno precedente e le stime puntano ad oltre un milione di presenze al 2020. Il paese si sta attrezzando, e già oggi si possono fare tantissime attività quali: pesca sportiva al salmone, trekking, gite in fuoristrada sui ghiacciai, osservatorio delle balene, rafting , arrampicata su ghiaccio, passeggiate a cavallo ed altro ancora. Cose che difficilmente, tutte insieme, si riescono a fare in altre parti del globo. Unico timore è che il previsto massiccio afflusso turistico rovini questa terra di frontiera, che oggi è di una struggente ed irripetibile bellezza.

Il giorno dopo partenza con sorpresa, la notte aveva finalmente nevicato ed il paesaggio aveva assunto una nuova veste da fiaba. Unico rimpianto non aver potuto osservare l’aurora boreale. La nuvola di “Fantozzi” ci ha perseguitato per tutto il viaggio che comunque è stato bellissimo e che tornerei a fare di nuovo.

 

 

 

ottobre 2018


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