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Lavoro

14/10/2013

Ordine, sindacato, gruppo di specializzazione

Un costo diventato insostenibile per i giovani giornalisti


Articolo di: Alberto Bertolotti       Foto di: Archivio



Faccio attività sindacale da sempre, benché nella mia vita le esperienze da dipendente siano state corte, in termini di tempo (Rete 7 e Guerin Sportivo). In particolare, al di là di una legislatura da consigliere ASER, ho un "cursus honorum" tutto interno al GERGS (stampa sportiva regionale) e USSI. 

Da iscritto sono diventato consigliere, poi segretario e vicepresidente, infine ho fatto il presidente, lasciando poi la carica a fronte della necessità di un totale rinnovamento dell'USSI, esigenza avvertitasi nettamente nel 2007 con le dimissioni del presidente Capone, e al congresso di Casale Monferrato sono diventato vice presidente nazionale, dimettendomi dalla carica regionale per incompatibilità ma restando sempre vicino al gruppo. Al Congresso di Matera del gennaio scorso mi sono volontariamente "retrocesso" al ruolo di semplice consigliere.

Contemporaneamente sono stato iscritto anche alla UIGA, in chiara e netta recessione, visto anche il momento di quel mercato.

Questa lunga elencazione serve solo a indicare il fatto che mi sono sempre impegnato, ricoprendo, in ambito nazionale, due ruoli delicati quale quello di corresponsabile dei rapporti con le Leghe (con annessa tutta l'enorme problematica relativa agli accrediti) e del reperimento risorse. Da notare che non ho mai avuto uno stipendio garantito e quindi, contemporaneamente, dovevo trovare dalla libera professione il sostentamento per me e la mia famiglia.

Ho visto ri-crescere l'USSI dopo la crisi del 2007 e affluire massicciamente i fotografi, per i quali siamo diventati il riferimento nella categoria, e non era affatto scontato.

Oggi constato con disappunto la crisi dell'associazionismo e la pratica impossibilità per tanti colleghi, giovani ma anche semi-anziani, di oblare contemporaneamente tre quote: ordine, assostampa, sindacato di specializzazione.

Si aggiunga il fatto che non si capisce bene a che cosa serviamo. Non c'é automatismo per il quale un associato USSI entra in uno stadio o un palazzetto, e troppo spesso - al di là del fatto che Federcalcio sta incominciando, vivaddio, a punire presidenti arrogati, maleducati e riottosi alle regole - si fa fatica a fare il proprio lavoro.

Posto che noi sportivi dobbiamo sempre più caratterizzarci come un gruppo di servizio, e quindi marcare un'utilità visibile, io ritengo che non sia più sopportabile il triplo tesseramento e ci si debba inevitabilmente avviare a una profonda ristrutturazione della categoria.

Gli articoli 1 e i free lance storici ce la fanno, forse, ancora, gli altri assolutamente no. Ci si può illudere mantenendo lo statu quo, ma il risultato sarà una retrocessione costante in termini di iscritti e impegno degli stessi. L'essere associati a noi, anello debole della catena, è visto come una gabella ottocentesca, odiosa e impossibile da pagare.

Chiedo solo al sindacato di non mettersi i paraocchi e di prendere atto che la realtà è profondamente cambiata.

Così non si può andare avanti, è un dato certo e incontrovertibile. 

 

 

 

giugno 2017


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