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TESTO E FOTO DI

Matteo Franzoni

Italia Pop alla Fondazione Magnani Rocca. L’arte negli anni del boom

Uno splendido viaggio nella storia dell’arte mondiale alla Fondazione Magnani Rocca dove sono racchiusi tesori di inestimabile bellezza per la gioia dei tanti visitatori che si aggirano tra gli sfavillanti saloni della Villa dei Capolavori, dove è stata allestita la mostra sulla Pop Art italiana. Nella campagna parmense, fino all’11 dicembre, un allestimento che merita di essere ammirato, per bellezza e ardimento con il quale è stato composto.

 

Un sabato mattina ricco d’arte svela la bellezza della Fondazione Magnani Rocca, incastonata tra le campagne parmensi a Mamiano di Traversetolo. La Villa dei Capolavori lascia senza fiato lo spettatore per la sua magnificenza, arricchita anche dall’incantevole parco romantico che la circonda, composto da alberi di secolare splendore e specie esotiche che ne aumentano il valore ornamentale, oltre ai pavoni intenti al corteggiamento che mostrano ai visitatori le loro ruote colorate. Entrando nella Villa dei Capolavori si rimane immediatamente affascinati dalla bellezza degli interni, pervasi da una grande luminosità e da una grandiosa coppa in malachite di Pierre Philippe Thomire. La visita inizia dai saloni del piano superiore ai quali si accede da una sfarzosa scalinata, che porta ad uno dei capolavori maggiori della storia dell’arte mondiale, in mostra alla Fondazione Magnani Rocca fino all’undici dicembre, le famosissime e altrettanto meravigliose Ninfee di Claude Monet, a cui è riservata una sala che comprende, oltre al famoso dipinto, altri due quadri. Uno, Falaises à Pourville, soleil levant, che appartiene alla Fondazione Magnani Rocca, l’altro, Falaise du Petit Ailly à Varengeville, appartenente ad una importante collezione privata. Questa sala lascia lo spettatore a bocca aperta per la capacità di Monet di usare e sfaldare il colore ed è assolutamente rappresentativa dell’opera dell’artista che nell’ultimo periodo della sua vita ha dedicato il tempo alla continua ricerca e studio della luce, riprendendo gli stessi soggetti in momenti differenti della giornata e in condizioni metereologiche diverse per una continua indagine coloristica, giustificata attraverso il lavoro en plein air che ha caratterizzato l’intera produzione dell’artista. Il curatore, il Dott. Stefano Roffi svela il legame tra Monet e l’esposizione sulla Pop Art italiana alla Villa dei Capolavori. Monet infatti anticipa il tema della serialità con i suoi dipinti prima della stazione di Saint-Lazare a Parigi, poi con la serie delle Cattedrali di Rouen, per concludere con la serie sulle Ninfee, serialità che sarà tipica della Pop Art. La visita prosegue tra i saloni del piano superiore e i dipinti in mostra lasciano gli spettatori estasiati, è una continua emozione, da opere di Renoir a Cezanne, da De Pisis a De Chirico, da Gentile da Fabriano a Filippo Lippi e Guttuso per concludere con un’intera sala dedicata a Morandi. Accompagnati dal Dott. Roffi proseguiamo la visita al piano terra, dove si sviluppa la mostra sulla Pop Art. La forza e unicità di questa esposizione sta nella sua originalità perché opere come gli animali in metacrilato di Gino Marotta sono esposte di fronte a capolavori classici del Goya e di Van Dyck. Curioso anche l’accostamento tra gli arredi classici della villa e la “Prima televisione a colori” di Gianni Ruffi all’interno della medesima sala. Proseguendo, prima di immergersi negli ambienti dedicati a Italia Pop, una serie di capolavori del Durer e i ritratti della famiglia Magnani, il padre Giuseppe, imprenditore nel mondo caseario, la madre Eugenia Rocca di origini nobili liguri. Da qui inizia il percorso espositivo che illustra la corrente italiana della famosa Pop Art, sull’onda della popolarità dell’artista statunitense Andy Warhol e di tanti artisti del Regno Unito. In Italia questa corrente trova terreno fertile grazie agli anni del boom economico e grazie ad una stagione propizia che vede questa forma comunicativa prendere spazio con artisti del calibro di Mimmo Rotella, Enrico Baj, Mario Schifano e Michelangelo Pistoletto, che la fanno propria e la personalizzano prendendo spunto dalle ricchezze storiche e artistiche italiane. Roma e Milano sono le città dove maggiormente si sviluppa questo fervore artistico, che coinvolgerà anche Torino e la Toscana. La mostra è arricchita da pezzi di design in grande spolvero in quegli anni, oltre a rimandi editoriali e discografici, che completano la panoramica del momento storico.  Dalle opere di Schifano, a Baj, a Rotella, per poi apprezzare i dipinti di Tano Festa, Gianni Bertini, Roberto Barni e tanti altri, per arrivare all’ultima sala dove si evince l’evoluzione del linguaggio Pop in Italia, quando dal 1966 fino agli inizi degli anni Settanta l’arte si fa politica riflettendo il clima sociale diffuso nel bel paese, con esposte le opere tra gli altri di Franco Angeli, Sergio Sarri, Paolo Baratella e in chiusura Giangiacomo Spadari con il suo Che Guevara a cavallo, gentilmente concesso alla fondazione Magnani Rocca da una collezione privata. Un viaggio all’interno dell’Italia Pop dove la nuova cultura di massa ha permesso all’Italia di rivalutarsi e crescere a livello internazionale, un percorso che grazie al coraggio dei curatori Stefano Roffi e Walter Guadagnini ha affiancato il classico al popolare, sfidando le ormai conosciute esposizioni per stupire lo spettatore così come la Pop Art ha saputo stupire e provocare l’Italia del dopoguerra.