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Ambiente

03/01/2013

Seveso, la fabbrica sporca che produceva armi chimiche nel silenzio generale


Articolo di: Biacchessi - Radio24



In occasione della Festa del Teatro di San Miniato (Pi), il cui spettacolo principale “Anima Errante” di Roberto Cavosi (regia di Rifici, in scena tra gli altri Maddalena Crippa) andrà in scena dal 19 al 23 luglio, Arga Toscana che si occupa anche di ambiente, esprime la propria soddisfazione affinchè il teatro, in questo caso la Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato, porti in scena spettacoli che parlano anche di tematiche ambientali. Per questo motivo Arga Toscana promuove l’iniziativa e invita i propri associati e i giornalisti che lo vorranno a partecipare all’anteprima per la stampa (giovedì 19 luglio ore 21,15) previa conferma a argatoscanasegreteria@gmail.com

Nell’occasione e in preparazione allo spettacolo Fabrizio Mandorlini, segretario di Arga Toscana ha intervistato Daniele Biacchessi, che della vicenda della “nube di Seveso” fu il primo a parlare.


A interrogare la coscienza dell’uomo di oggi, prerogativa del Teatro dello Spirito di San Miniato saranno le questioni ambientali. Roberto Cavosi con “Anima Errante” riporta sul palcoscenico la drammatica vicenda del 1976 a Seveso riproponendola in tutta la sua attualità.

Prima di lui un giornalista, Daniele Biacchessi, documentò con un volume d’inchiesta "La fabbrica dei profumi", Dalai Editore 1995 (da cui Cavosi ha attinto la documentazione per la sceneggiatura) poi diventato uno spettacolo itinerante, la vicenda di Seveso. Ora Biacchessi è Vicecaporedattore di Radio24-Il Sole24ore. Giornalista e scrittore, premio Cronista 2004 e 2005 per il programma "Giallo e nero", premio "Raffaele Ciriello" 2009 per il libro "Passione reporter", premio Unesco 2011 per lo spettacolo "Aquae Mundi".


Quanto ti è costato raccontare una verità scomoda?


"La fabbrica dei profumi" è il mio primo libro, il primo di 23 volumi tra inchiesta, narazione e memoria. Nel luglio 1976 ero una ragazzino che stava muovendo i primi passi nelle redazioni radiofoniche milanesi. Arrivai a Seveso il 17 luglio 1976, dieci giorni dopo l'incidente perchè, nonostante la Givaudan tenesse nascosta la notizia, iniziavano a morire gli animali a causa della fuoriuscita di diossina dal reattore B dell'Icmesa.

Per sette giorni tutti sapevano: il Governo, la Regione Lombardia, Givaudan e Hoffman La Roche, proprietarie dell'Icmesa. Tutti sapevano, tranne i cittadini.

Raccontai già allora che con ogni probabilità l'Icmesa era una fabbrica coperta che lavorava per la costruzione di uno dei due componenti dell'”Agent Orange”, il potente defoliante lanciato dagli aerei americani durante la guerra in Vietnam. Poi nel 1995 diedi alle stampe “La fabbrica dei profumi” che ebbe un notevole successo di pubblico e di critica, finì sulle prime pagine di tutti i giornali e nelle classifiche. E ancora oggi, dopo 17 anni dalla sua uscita resta non solo valido e mai smentito, ma lo considero una pietra d'angolo per la cultura ambientale e ambientalista.


Come è stato accolto dai lettori il libro alla sua uscita e il relativo spettacolo dal pubblico?


Nessuno mi ha mai querelato per le cose scritte perchè il libro si basa sulla documentazione che ho trovato nell'archivio dell' Ufficio Speciale di Seveso, occultato per molti anni. Sono riuscito a entrare, ho letto e copiato i documenti segreti, quelli degli americani di stanza nelle basi di Verona e Vicenza che testimoniavano una verità sconcertante: l'Icmesa era una fabbrica di armi chimiche, il triclorofenolo (prodotto impiegato come disinfettante ospedaliero) era altamente tossico perchè "sporcato di diossina" attraverso l'aumento della temperatura del reattore. Il manometro lavorava a 220 gradi quando le leggi della chimica accertano che il triclorofenolo si stabilizza a 156-158 gradi. E ogni grado fa aumentare la presenza di TCDD, tetracloroparabenzodiossina, la più venefica delle tante diossine conosciute.

Dopo il libro arrivò lo spettacolo nel 2006, portato in giro per l'Italia in un tour di una cinquantina di date e rappresentato con grande commozione a Seveso e in molti paesi limitrofi, toccati dalla contaminazione. In molti mi hanno apprezzato ma anche duramente criticato: “Biacchessi è un dietrologo, si inventa complotti che non esistono”.

Peccato che poco prima andassi in scena, sei anni fa , Jorg Sambeth, direttore tecnico della Givaudan di Ginevra ammise:

“L’Icmesa veniva chiamata "Dreckfabrik", "Fabbrica sporca", ben prima della catastrofe. Questo perché non si erano fatte le opere di sicurezza e di modernizzazione normalmente richieste, i controlli erano evitabili... così il reattore per il triclorofenolo era sprovvisto di un meccanismo di sicurezza che non facesse salire la temperatura oltre i 170°...  l'esplosione del reattore è avvenuta sabato, quando la fabbrica era ufficialmente chiusa... la produzione di una variante del triclorofenolo, che serve per l'Agente Orange é un'erbicida vietato perché usato per bombardamenti bellici, richiede una temperatura superiore a 170°.


I silenzi che scaturirono dopo la fuoriuscita della nube di diossina a Seveso nel 1976 sono anche i silenzi di altre Seveso che esistono anche ai nostri giorni e di cui non conosciamo l'esistenza, oppure qualcosa è cambiato?


Dopo Seveso le cose stanno cambiando. Cittadini, sindacati, imprese. La loro coscienza ambientale è maggiore. Ma spesso manca la volontà politica. Oggi si può e si deve fare di più. Oggi ci sono leggi europee ed italiane che obbligano aziende e amministrazioni pubbliche ad informare le persone sui rischi ambientali. Si chiamano Seveso 2 e Seveso 3. Sono direttive, regole. Valgono per tutti. Oggi un azienda chimica ad alto rischio ambientale dovrà rispettare le regole.

Come l’articolo 5 della Seveso 2. “Il gestore è tenuto a prendere tutte le misure idonee a prevenire gli incidenti rilevanti e a limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente, nel rispetto dei principi del presente decreto e delle normative vigenti in materia di sicurezza ed igiene del lavoro e di tutela della popolazione”.


Per rispettare l'ambiente in cui viviamo è sufficiente una acquisizione di "coscienza" da parte dell'uomo, oppure c'è bisogno di qualcosa di più forte per scuotere la società in questo tempo?


L'Icmesa, la cosiddetta "Drekfabrik" oppure quella che ho definto "La fabbrica dei profumi", è l'emblema di un sistema di produzione illegale, sbagliato, sporco, altamente inquinante.

Le mille Icmesa hanno avuto i nomi di Ilva a Taranto, Farmoplant a Massa Carrara, Stoppani a Genova, Porto Marghera a Mestre. La coscienza ambientale resta determinante. Si deve portarla come materia scolastica. ma non basta. C'è bisogno di ripensare all'intero sistema di produzione del nostro paese che deve fondarsi su criteri di etica, sostenibilità, equità sociale.

E' ciò potrebbe portare l'Italia verso un sistema virtuoso, potrebbe generare nuovi posti di lavoro, nuove specializzazioni, nuove ricerche. Oggi però non potranno più esserci giorni del silenzio. Oggi basta solo… applicare le leggi. Lo possiamo fare, è un nostro diritto.

 

 

 

settembre 2017


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