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Economia

15/01/2014

Il credito: tutti i dati per Forlì-Cesena

Disponibili i dati sul credito nella nostra provincia di fonte Banca d’Italia e i risultati dell’Indagine banca-impresa del Sistema Camerale regionale relativi al primo semestre 2013


Articolo di: Paola Mettica       Foto di: Archivio



La Camera di Commercio di Forlì-Cesena diffonde i dati relativi al credito e al rapporto imprese e banche, elaborati sulla base di fonti autorevoli quali la Banca d’Italia e l’indagine promossa dal Sistema Camerale e dall’Istituto Tagliacarne.

In sintesi i dati confermano segnali di sofferenza diffusi in un quadro fortemente condizionato dal contesto economico negativo.

La contrazione del credito erogato alle imprese della provincia è però complessivamente in linea con quella rilevata a livello regionale e, per certi aspetti, lievemente meno marcata: l’incremento delle nuove sofferenze, per quanto significativo anche nella nostra provincia, si attesta su valori inferiori alla media regionale.


I segnali di sofferenza, secondo le dichiarazioni delle imprese, sono più accentuati nel settore delle costruzioni e del commercio.

Nella maggior parte dei casi i finanziamenti bancari sono stati destinati al sostenimento delle spese correnti e sono state invece penalizzate le strategie destinate ad accrescere la competitività.

La percentuale di imprese provinciali che nel corso della propria attività hanno fatto ricorso ai Confidi risulta superiore a quella media regionale.


Dichiara Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena: “In un contesto di crisi perdurante, la divulgazione di dati sul credito, uno dei temi economici più rivelatori, aiuta a delineare con precisione il quadro della situazione economica generale. C’è grande impegno da parte dalle Camera nel monitorare le principali dinamiche ed è condizione indispensabile per progettare iniziative, come nel caso del “Fondo di controgaranzia” recentemente varato assieme alla Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì e al Comune di Forlì.

Il rapporto tra imprese e banche è da sempre infatti un elemento strategico per l’equilibrio e lo sviluppo del nostro sistema economico e il “credito e la finanza d’impresa” sono linee prioritarie di intervento individuate nel Programma Pluriennale approvato dal Consiglio Camerale per il mandato 2013-2018.

E pertanto l’impegno della Camera continua ad essere rivolto ad agevolare l’accesso al credito delle imprese, a promuoverne l’equilibrio finanziario e patrimoniale e ad alimentare i processi di investimento funzionali all’innovazione, alla crescita ed allo sviluppo. Particolare attenzione è rivolta inoltre a potenziare la “funzione finanza” all’interno delle imprese e alla ricerca di canali di finanziamento alternativi al credito bancario”.


I dati di contesto sul credito alle imprese (fonte Banca d’Italia)


Al 31 agosto 2013 i “prestiti vivi” erogati dal sistema bancario al totale delle imprese nella provincia hanno registrato una contrazione del 3,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La diminuzione è stata maggiore per le imprese meno strutturate: -4,6% per le famiglie produttrici e per le piccole imprese. A livello regionale la contrazione dei prestiti vivi alle imprese è stata leggermente più marcata e pari al 3,9% (-5,4% per le imprese di piccola dimensione, -4,6% per le famiglie produttrici).

In provincia, secondo i dati della Centrale dei Rischi, i prestiti alle imprese erogati complessivamente da banche e società finanziarie hanno fatto rilevare una decisa contrazione nel settore delle servizi (-4,1%), seguito dalle attività manifatturiere (-3,7%) e dalle costruzioni (-2,4%), comparto quest’ultimo che già ha risentito in anni precedenti di pesanti restrizioni nell’erogazione del credito.

La contrazione complessiva è stata pari al 3,1% (-3,0% in Emilia Romagna).

In regione le dinamiche sono state rispettivamente: attività manifatturiere -5,9%; costruzioni -3,2%; servizi -5,6%.

Sul fronte della qualità del credito (dati riferiti al secondo trimestre 2013), il rapporto tra sofferenze e impieghi totali in provincia di Forlì-Cesena si attesta al 6,8%, inferiore al livello regionale (7,0%) e nazionale (7,1%). Per il secondo trimestre 2013, invece, le nuove sofferenze sono il 2,6% dei prestiti totali provinciali, contro una media regionale del 2,8%. Con riferimento alle imprese, le nuove sofferenze in provincia sono pari al 3,0% (in crescita da giugno del 2012); dato rilevante ma nettamente inferiore alla media regionale risultata pari al 4,0% (con trend crescente da 12 mesi).



Principali risultati relativi alla provincia di Forlì-Cesena e confronto regionale (giugno 2013) sul rapporto Imprese e Banche (Indagine Camere Commercio-Unioncamere ER- Ist. Tagliacarne)



Le imprese e la crisi


L’indagine banca-impresa relativa al primo semestre del 2013 conferma una contrazione del fatturato per una alta quota di aziende intervistate (il 45%), in accordo anche con la rilevazione congiunturale condotta e gestita dalla Camera di Commercio di Forlì-Cesena. I segnali di sofferenza, seppur diffusi, sono maggiormente significativi nel settore delle costruzioni e del commercio e fra le piccole imprese che – va sempre ricordato – rappresentano il 94% delle imprese iscritte.


L’accesso al credito


Il principale strumento di reperimento delle risorse finanziarie, utilizzato dalle imprese della provincia per sostenere la gestione corrente, è risultato l’anticipo fatture al salvo buon fine (54,5% dei casi, in aumento rispetto al 2012); il valore a livello regionale è pari al 46,3%. Tale modalità di finanziamento, nel corso degli ultimi anni, ha registrato una crescita generale a seguito dell’allungamento dei tempi di riscossione dei crediti commerciali e in quanto meno oneroso per le imprese (richiedendo minori accantonamenti bancari). Ampiamente utilizzate sono anche le aperture di credito in conto corrente (25,6%) ed i mutui ipotecari (37,2%).

Nella maggior parte dei casi le risorse finanziarie reperite per mezzo dei finanziamenti bancari sono state destinate al sostenimento delle spese correnti (59,2%, in aumento sul 2012), in particolare per l’acquisto di materie prime e semilavorati (62,8% in aumento) o costi del personale (54,5%).

Fortemente penalizzate sono state, purtroppo, le strategie delle imprese volte ad accrescere la competitività: le risorse destinate a investimenti in innovazione (di prodotto e di processo), in ricerca e sviluppo, in formazione e in acquisto di immobilizzazioni tecniche sono state l’8,3% del totale dei rispondenti (rispetto alla media regionale del 10,5%).

Circa il 60% degli imprenditori intervistati individua nel ritardo dei pagamenti da parte dei clienti le situazioni di disequilibrio finanziario; maggiori i ritardi da parte dei clienti privati piuttosto che dalla P.A.

Il 64,1% delle imprese della provincia giudica inadeguato il livello quantitativo di credito, così come il 59% ritiene gli strumenti di credito offerti non adeguati, il 60,9% giudica i tempi di istruttoria troppo lunghi e il 74,4% ritiene che il costo del finanziamento (in termini di tasso di interesse) sia troppo oneroso: il 57,1% delle risposte rileva un aumento del tasso di interesse applicato rispetto al 2012, situazione determinata in primis da un peggioramento generalizzato del livello medio del rating delle singole imprese.

Anche sul fronte delle garanzie richieste, il 71,8% dei rispondenti le ritiene eccessive (seppur la loro richiesta sia percepita come stabile), mentre il 75% delle imprese giudica, complessivamente, il costo del finanziamento troppo elevato ed è percepito in aumento rispetto al 2012.

Sempre nell’ambito delle percezioni rilevate, il 59,7% degli intervistati riporta una sostanziale stabilità delle proprie richieste di credito (in aumento nel 29,4% dei casi e in calo per il 10,1%) a fronte di una stabilità ben più netta rilevata a livello regionale (73,4% stabile, 15,9% aumento e 9,1% riduzione).


Gli effetti di un sistema più rigido del passato nel controllo degli sconfinamenti, imposto alle banche dalla normativa europea, sono confermati da quanto emerso: il 25,2% delle imprese della provincia con una linea di credito aperta, nel corso del primo semestre 2013, ha sconfinato a fronte del 48,2% del 2012; in regione la percentuale è pari al 24,7%. In particolare, nel 17,6% dei casi totali, lo sconfinamento ha comportato una richiesta di rientro da parte dell’istituto di credito (il 16,1% in regione), mentre nel 7,6% dei casi l’impresa, pur non avendo rispettato i tempi di pagamento, non ha ricevuto alcuna richiesta di rientro (l’8,6% in regione); tali differenze possono essere riconducibili ai tempi e all’entità dell’importo sconfinato. La quota di imprese provinciali che invece è riuscita a rispettare i tempi di pagamento risulta pari al 72,3% (in aumento rispetto al 2012), dato leggermente migliore di quello regionale (71,7%).

Nel corso dei primi sei mesi del 2013 la principale criticità che è emersa nel rapporto con le banche consiste nel generalizzato aumento delle commissioni passive (per il 36,7% dei casi) e nell’aumento del tasso di interesse applicato (per il 20%); aspetto spesso legato al deterioramento generalizzato del rating delle imprese.

In merito alle previsioni dei rispondenti circa l’ampliamento delle proprie linee di credito, il 71,2% degli intervistati non intende  richiedere nuovo credito per il secondo semestre del 2013.

La percentuale di imprenditori intenzionata a chiedere nuovi finanziamenti (il 28,8%) è motivata dalla copertura del fabbisogno finanziario della gestione corrente (per il 66,7%); il 24,4% per realizzare nuovi investimenti e il 13,3% per far fronte ai ritardi di pagamento dei propri clienti.


I rapporti con il sistema dei Confidi


La quota di imprese provinciali che hanno fatto ricorso ad un Confidi risulta pari al 34%, valore ampiamente superiore a quello medio regionale (26,3%).

La percezione delle imprese sui servizi erogati dai Confidi è positiva per il 77,4% degli utilizzatori (il 73,7% in regione).

Il 32,1% delle imprese che fanno ricorso ai Confidi ottiene condizioni migliori rispetto a quelle ottenibili senza l’intervento del Confidi e il 30,2% nel tasso applicato.

 

 

 

agosto 2017


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